Sballa da solo (Leggo)
di Enrico Sarzanini
ROMA - In casa Lazio è caos. Il giorno dopo la sconfitta interna contro il Catania, che ha fatto sprofondare la squadra al terz’ultimo posto, a regnare è la confusione. Ma andiamo con ordine, perché tutto comincia nella serata di domenica con Lotito a cena con alcuni dei suoi più stretti collaboratori, tra i quali c’è anche il diesse Tare. Il presidente non ha nessuna intenzione di esonerare Ballardini. Mandarlo via sarebbe per lui un duro colpo per le casse biancocelesti. Il tecnico, di contro, a fine gara è stato chiaro: «Dalla Lazio non me ne vado». La rabbia dei tifosi, il caos causato dalla sconfitta contro il Catania, però, convincono seppur in parte Lotito a cambiare rotta.
Si stila dunque una lista di papabili, che vede in cima il nome di Trapattoni. Sogno nel cassetto di Lotito, un paio di anni fa vicino al sedersi sulla panchina biancoceleste. Attuale allenatore dell’Irlanda, il Trap ha dalla sua il grande carisma e l’incredibile carriera, ma a frenare gli entusiasmi c’è un ingaggio da top-trainer. Le attenzioni poi si spostano su Arrigoni. L’ex tecnico del Bologna stava per firmare con il Padova, che ha esonerato Sabatini, ma a quel punto ha chiesto 48 ore di tempo alla società veneta per capire se ci sono le reali possibilità di guidare la Lazio. Gli altri due nomi sono Camolese e Giordano, nomi che però non convincono troppo Lotito. Si pensa così a Reja. Grande esperienza, soprattutto con squadre in difficoltà. Tanti anni tra serie A e B, ma soprattutto i quattro anni vissuti a Napoli, portato dalla C1 alla massima serie, che lo hanno notevolmente forgiato. E’ lui il candidato numero uno. Ma c’è un problema di non poco conto, perché il tecnico è l’allenatore dell’Hajduk Spalato: può liberarsi, ma pagando una penale di 400mila euro. Se Lotito riuscirà a superare questo ostacolo, sarà lui l’erede di Ballardini. Oggi intanto attesa la contestazione dei tifosi a Formello. (ass)