Marcolin: Io contro la Lazio? Scherzi del destino (CdS)
Amici, ex compagni di squadra, ora collaboratori. Dario Marcolin è il fedelissimo scudiero di Sinisa Mihajlovic. Stanno provando a pilotare il Catania fuori dalla crisi e hanno lanciato la rincorsa verso la salvezza. Domenica si ritroveranno allo stadio Olimpico per sfidare la vecchia, cara Lazio.
Facevano parte del gruppo di Eriksson, campione d’Italia nel Duemila e non solo.
Dario Marcolin non è stato protagonista come Mihajlovic sul campo, ma era lo stesso una pedina fondamentale di quella Lazio, un uomospogliatoio, un’alternativa preziosa a centrocampo. Sinistro delizioso, visione di gioco, grande saggezza tattica: ha vinto l’Europeo con l’Under 21 azzurra, è stato capitano del Napoli e della Sampdoria. Arrivò giovanissimo alla Lazio dalla Cremonese con Negro e Luzardi. La maturità calcistica segnata dall’amicizia con Mancini e Mihajlovic.
Marcolin, conclusa l’attività agonistica, è stato collaboratore tecnico del Brescia. Ha lavorato prima con Somma e poi con Serse Cosmi. Tre anni fa, ha raggiunto Mancini e Mihajlovic all’Inter. Nella stagione passata, una breve esperienza a Monza, da capo allenatore, in Lega Pro.
Da poche settimane, lavora per il Catania. E’ il vice di Mihajlovic. E domenica, complice la squalifica di Sinisa, dovrà sostituirlo in panchina.
Era già successo domenica 17 gennaio a Marassi con la Sampdoria. Il Catania riuscì a pareggiare per 1 1. Adesso attende con emozione il brivido dell’Olimpico.
Mihajlovic squalificato e Marcolin in panchina proprio per Lazio-Catania. Cosa si prova?
«E’ curioso. E forse il bello del calcio è che spesso ti fa trovare di fronte al tuo passato. Non è la prima volta. Avevo so stituito Sinisa anche due settimane fa a Genova contro la Samp. La mia fortuna è che capiti proprio allo stadio Olimpico. Ci sono stato otto anni. E’ come se mi sentissi a casa. Meglio con la Lazio piut tosto che a Bari».
Cosa significa sostituire Mihajlovic?
«Cercheremo di superare le difficoltà. Ma un vantaggio potrei averlo. C’è gran de sintonia di pensiero con Sinisa, ci in tendiamo bene».
Quando Mihajlovic giocava nella La zio, diceva che la sua personalità forte gli avrebbe impedito di allenare una squadra di serie A. Si può sostenere che Marcolin sia il più riflessivo del tandem?
«Abbiamo lavorato e giocato insieme per quattro anni, poi ci siamo ritrovati nello staff dell’Inter. Sotto questo punto di vista, la coppia è collaudata. Devo, pe rò, dire che Mihajlovic è un allenatore tranquillo. Un conto è quando hai 30 an ni, un altro quando arrivi ai 40. Sinisa allenatore non è come era in campo da gio catore. Le due recenti espulsioni sono state di natura diversa. E’ molto raziona le ».
Marcolin sapeva che sarebbe diventa to allenatore?
«Un pochino mi ha spinto il ruolo di centrocampista, mi preoccupavo di tutte e due le fasi di gioco. Ho fatto il capitano alla Sampdoria e al Napoli, ero abituato a guardare il gruppo, a prendermi le mie responsabilità. Il passaggio alla panchi na è avvenuto in modo naturale».
Quanto è servito lavorare nello staff di Mancini?
«All’Inter al primo posto viene la ge stione di tanti campioni. Devi essere bra vo da allenatore nella gestione dello spo gliatoio, poi viene il campo. Se dovessi fare delle percentuali, direi che la gestio ne conta al 70 per cento e il campo al 30 per cento. A Brescia ho fatto il secondo e non era così, direi il contrario. Contava il campo al 70 per cento e la gestione al 30 per cento. Nella grande squadra tutti i giocatori sono forti. E riescono in fretta a fare quello che gli chiedi. Roberto è sta to un grande maestro».
A Catania conta di più la gestione o il campo?
«Direi 50 per cento e 50. E abbiamo avuto la fortuna di trovare un gruppo di lavoro assai disponibile. Ci sono nove ar gentini, un uruguaiano, un polacco, un giapponese e tutti gli altri sono italiani: è un gruppo che ha voglia di lavorare, che possiede carattere. S’è visto con il Par ma, ma anche nella partita con l’Udine se. Sotto di un gol, non era facile rimon tare. La squadra, invece, è rimasta ag grappata al risultato. Ha questo spirito combattivo che riesce a sorreggerla nei momenti di difficoltà».
Ha avuto tanti grandi allenatori. Chi le ha trasmesso di più?
«Per la fase offensiva direi Zeman. Per la gestione del gruppo, Eriksson è stato il più bravo. Per la capacità di trasmettere carattere e tensione agonistica, penso a Mihajlovic. In poche settimane è riusci to a ricaricare il gruppo. E’ una dote in dispensabile per una squadra che deve pensare a salvarsi».
Come sta andando a Catania? E qual è stata la chiave per lanciare la rincorsa verso la salvezza?
«Siamo riusciti subito a cambiare il rapporto tra i tifosi e la squadra. La vit toria esterna con la Juventus ha restitui to entusiasmo all’ambiente, ci ha dato un grande aiuto. E adesso stiamo andando forte in casa. La squadra ha ripreso fidu cia, i tifosi ci hanno dato una spinta ulte riore. Siamo stati bravi a raggiungere questi risultati, ora bisognerà continuare ».
Domenica c’è lo spareggio con la La zio. Come andrà? Cosa si aspetta?
«Sarà una partita difficilissima. E’ quella che può consentire alla Lazio il salto di qualità. Per il gruppo e per la si tuazione di classifica: vincendo, ci stac cherebbero di cinque punti, scavalcando altri club. Ma lo stesso discorso vale per il Catania. Cercheremo di fare una buo na prestazione. Io, poi, spero che alla fi ne del campionato sia il Catania, sia la Lazio, possano festeggiare la salvezza. E’ chiaro, proveremo a vincere. Da qui alla fine, ogni partita concede la possibilità di saltare fuori da una situazione preca ria. Con i tre punti, è così. Se vinci due volte di seguito, fai sei punti e un bel sal to in avanti».
Prima di andare a Catania, quest’anno ha visto diverse volte la Lazio come com mentatore televisivo. Che ne pensa?
«La Lazio ha avuto una grande parten za, sorretta dall’entusiasmo. Poi, forse, quando è venuta meno la continuità di ri sultati, i frequenti cambi di modulo l’ hanno rallentata. Ballardini stava cer cando la soluzione giusta. Mi sembra che nelle ultime settimane la Lazio abbia ri preso a viaggiare. La prestazione e la ri monta di domenica scorsa con la Juventus lo dimostrano».
Non ci ha detto che la Lazio s’attende domenica?
«Mi aspetto una Lazio d’attacco, cer cheranno di sorprenderci all’impatto, do vrà fare la partita. So cosa significa gio care all’Olimpico, devi prendere l’inizia tiva e giocare. Ci aspettiamo una presta zione importante della squadra di Bal lardini, ci attaccheranno con tanti uomi ni ».
Lazio-Catania sarà anche la sfida tra Floccari e Maxi Lopez. L’argentino, pri ma di sbarcare in Sicilia, era entrato nel mirino di Lotito. Chi è più bravo tra i due?
«Floccari è più pronto e si è visto al l’esordio. Maxi Lopez, chiuso il campio nato brasiliano con il Gremio, è venuto da un mese di stop. Ha lavorato e si è al lenato da solo, ma adesso deve ritrovare la condizione, lo sta facendo giocando. Ci vorrà ancora un po’ di tempo. Credo sia simile a Floccari. Sono centravanti di grande fisicità. Per il Catania, Maxi Lo pez è un vero colpo».
Vi aspettate i gol-salvezza da Maxi Lo pez?
«Noi ce li aspettiamo. Ci serviva un centravanti con certe caratteristiche, può darci una mano. E’ un attaccante che potrebbe realizzare una quindicina di gol a stagione. Ecco, se ne facesse sette-otto nel girone di ritorno, ci darebbe un gran de aiuto per centrare la salvezza».
Per chiudere, qual è stato il ricordo più bello alla Lazio?
«Sicuramente lo scudetto, anche per ché all’ultima giornata non ci aspettava mo che la Juventus perdesse a Perugia. Ricordo quei lunghissimi quarantacin que minuti nello spogliatoio senza una radio accesa. Avevamo fatto il massimo, meritavamo lo scudetto, ma dipendeva mo dagli altri. Fu un’attesa incredibile, snervante. Alla fine, non so chi, da fuori diedero un calcio alla porta degli spoglia toi e urlarono che a Perugia era finita ed eravamo campioni d’Italia».