Le bombe carta? Costruite dagli ultrà dentro lo stadio (La Stampa)
L’istruttore degli steward:
«Non si può perquisirli tutti»
GUGLIELMO BUCCHERI
ROMA
A leggere i numeri è ancor più forte la sensazione di un’armata allo sbando. Quasi 500 erano gli steward sui gradoni dell’Olimpico domenica sera, in campo Roma e Lazio, sulle tribune petardi, bombe carta, bengala, fumogeni. Cinquecento, di cui 105 laziali e con il compito di controllare il cuore del tifo per Zarate e soci. Poi, 350 di formazione giallorossa e 40 «neutrali», steward chiamati dalla Roma, padrona di casa, per trasformarsi in diga nell’unico spicchio di Olimpico dove le due tifoserie si guardano a pochi metri di distanza. È la zona rossa della tribuna Tevere, il luogo dei duelli proibiti.
È là che i caschi blu della polizia, pronti a intervenire solo nei casi estremi, compaiono non appena scatta l’allarme rosso: gli agenti in tenuta antisommossa spuntano dalle scale per dividere le opposte fazioni e, in un attimo, diventano il comune bersaglio degli ultras o dei «cani sciolti». Risultato? L’onda d’urto travolge ogni barriera con la pettorina gialla offrendo ancora una volta l’immagine di uno stadio più facilmente di altri assaltabile dagli ultrà violenti.
Il passo indietro Capitale è fragoroso. E lo diventa ancor di più ora che la sanzione per i due club è nota: Roma e Lazio pagano l’incrocio pericoloso di 48 ore fa con una multa di 40 mila euro a testa. Codice alla mano, il verdetto del giudice sportivo è inappuntabile perchè la somma è ad un passo dal tetto massimo previsto in casi simili (non si può sfondare quota 50 mila euro) e perchè in gioco entrano le attenuanti quando una società segue alla lettera il protocollo per l’ordine pubblico. Quello che lascia perplessi, però, è la sensazione di impunità che si accompagna ad ogni fatto di cronaca poco sportiva che si consuma dalle parti del perimetro Olimpico: solo alla quarta giornata, Roma-Fiorentina, in curva sud vennero lanciati 20 petardi che si trasformarono in una multa di 12 mila euro.
Chi deve controllare che sulle tribune entri solo tifo e passione? Gli strumenti in mano agli steward appaiono spuntati perchè a loro è fatto divieto di perquisire i tifosi ai varchi d’accesso. La scena è un rituale: file, code, tornelli, documento d’identità e, poi, i controlli dalla testa ai piedi delle forze dell’ordine, ma non a tutti perchè altrimenti l’accesso allo stadio diventerebbe come quello ad un aeroporto. «Il potere degli steward - spiega Sergio Pinata, istruttore del contingente fornito dalla Lazio e, domenica sera, allo stadio - è limitato. Questi sono ragazzi che si guadagnano 30 euro a partita e rischiano di perdere la mano come accaduto ad uno di loro l’altra sera in tribuna Tevere. Le bombe carta? Possono anche farsele dentro lo stadio. Uno porta uno spago, l’altro un giornale e così via: come fai a controllarli all’ingresso?».
Nella notte del derby interrotto gli steward sono stati travolti. Uno di loro è finito in manette perchè colpevole di resistenza e lesione a un poliziotto. Domenica sera il boato delle bombe carta ha fermato la partita. Poi, la multa e il senso di impunità per uno stadio Olimpico più «aperto» degli altri. A Firenze, il lanciatore bergamasco di un solo petardo è stato arrestato: 10 mesi di carcere e tre anni di Daspo.