Bilancio di stagione: le Superpagelliadi di Troncarelli (Lazio.net)

LE SUPERPAGELLIADI:
Promossi e bocciati di una stagione schizofrenica
di Francesco Troncarelli

Checchè ne dicano i buonisti di ogni ordine e grado, la realtà dei fatti denuncia senza mezzi termini che se Tibidabo Dabo non avesse segnato quel rigore nella finale di Coppa Italia, ora saremmo a leccarci le ferite di una stagione con poche luci (l’inizio col botto a Cagliari, il calcio spettacolo coi viola e il derby stravinto al ritorno) e tante, troppe ombre (18 sconfitte di cui 7 in casa), che ci hanno relegato al decimo posto della classifica con 50 punti. Ma, una tantum, la sorte ci ha assistito nella lotteria dei rigori e così in questa stagione dal campionato anonimo e con un girone di ritorno da retrocessione (19 punti in 19 partite), resta indelebile la conquista, peraltro meritata con le sue sette vittorie su sette gare, della quinta Coppa Italia della nostra storia.

Questa “annata” tribolata e al tempo stesso speciale, verrà però ricordata negli almanacchi anche per altre “circostanze”, a cominciare dall’esplosione di Mauro Zarate nel calcio italiano con i suoi 16 gol complessivi e gli innumerevoli assist forniti ai compagni di squadra, per proseguire con il boom di Liechsteiner, il flop di Carrizo, la resurrezione di Muslera e l’addio di Delio Rossi dalla panchina della Lazio e di alcuni giocatori storici dalla affollata ma inconsistente rosa. Ecco allora promossi e bocciati di questo 2008-09 appena archiviato.

9+ a Mauro Mazza Matias Almeyda Mandrake Zarate (olè!)
Un fenomeno. Un grandissimo. Un talento puro. Il vero “numero 10” della Città Eterna. Un Et sceso da un altro mondo sul pianeta Lazio, che con la sua classe e i suoi dribbling ha mandato in estasi la gente laziale e in tilt le difese avversarie. Ma anche i gelosi colleghi di reparto. La Lazio si è aggrappata a lui dall’inizio alla fine del torneo e lui, Zarate kid, il Monello della Pampa, non ha mai deluso, risultando il migliore in campo, sempre.

7 e tre quarti a San Marino-Andorra-Liechstein
Il coniglio dal cilindro tirato fuori a sorpresa da Lotito in una calda giornata d’estate. Non lo conosceva nessuno. Il Messaggero gli dedicò due righe per segnalarne l’acquisto. Doveva rimpiazzare l’altalenante connazionale Behrami. L’ha surclassato. Sì, lo svizzerotto paffutello e con le guance rosse è stata la sorpresa della Mitica di quest’anno. Grande cuore e forte personalità, si è impadronito della fascia destra nella prima giornata a Cagliari il 31 agosto mettendosi a correre. E non si è più fermato. Vero e proprio Forrest Gump de noantri biancazzurri.

7+ a Carlos Monzon LEDESMA
Non ride mai, come Buster Keaton. Ma la notte del 13 maggio l’abbiamo visto euforico e col sorriso a 32 denti, mentre alzava la Coppa Italia in un Olimpico in visibilio. Poche parole e tanti fatti, questo è er Lumaca, regista retrodatato come Pupi Avati, che taglia e cuce in mezzo al campo e recupera palloni in quantità industriale per le ripartenze. Il sempre presente per antonomasia della formazione schierata dal Sor Delio, il perno su cui ha girato tutto, nel bene e nel male. La tigna fatta calciatore. Quello che vorresti sempre in campo, ma che forse rischierai di perdere per un pugno di dollari. Non cacciati.

7+ a Matusalemme lemme lemme
A Nando Moriconi, è noto, lo aveva rovinato la malattia, “ ’a malattia che m’ha bloccato”. E anche il talentuoso brasileiro ha avuto una malattia-infortunio che l’ha bloccato a lungo. Il suo recupero infatti ha avuto tempi biblici, in linea col suo “omen nomen”, che l’hanno tenuto lontano dalla tenzone agonistica a lungo. Poi, quando è rientrato, è stata tutta un’altra musica. Francelino-samba-e-vino. Con lui er Lumaca ha trovato la quadra, come Bossi col rumoroso Borghezio (Lega di lotta e di governo) e la squadra è salita di tono. E’ stato il sale di una squadra notoriamente sciapa nelle pietanze di base. Santo subito. Ma faremo in tempo col processo di beatificazione?

7 a “Bentornato Picchiatello” con Jerry Lewis-Muslera
Il Castoro dal volto umano è cresciuto, non più ragazzino irrequieto e giocherellone, ora è diventato maggiorenne. E portiere. Una vera e propria trasformazione. Tipo quella di Eleonora Daniele in tv, arrivista sgomitante al Grande Fratello prima, donna di classe del prime time di Rai Uno dopo. Adesso infatti Musly è un “numero uno”. Esce a testa alta dall’area. Dà sicurezza al reparto. E para pure i rigori. E scusate se è poco.

7 a Brocco BROCCHI
E’ piombato a Formello dal Milan tre giorni prima dell’inizio del campionato. Capoccione, con le braccia corte come Gabriele Pin e caracollante come un torello in fregola, ha stentato a carburare. Sembrava l’ottavo nano della saga disneyana, Broccolo. Poi è esploso. Sino a diventare il piccolo grande uomo del centrocampo laziale. La calorosa e convinta standing ovation che ha salutato la sua uscita nella finale con la Samp, dopo una partita da leader assoluto, è la migliore fotografia di un campionato in cui ha dato il fritto. E pure il dessert. Broccolo a chi? Brocco for ever.

7 al Signor Rossi
Ha chiuso in bellezza. Con la conquista della Coppa Italia. Quale migliore opportunità per “togliere il disturbo” da vincitore? Uomo di campo, lontano da gossip e salotti mediatici, è riuscito a reggere la pressione di una piazza difficile (Roma), criticona (sponda laziale) e sbilanciata mediaticamente (verso i peperones). Ha regalato trionfi in derby indimenticabili e dal punteggio roboante, otto vittorie esterne in un torneo (nel 2006-07, come Eriksson) e la Coppa Italia numero 5 della bacheca, ma anche una discutibile gestione dello spogliatoio (troppi gli epurati) e una evidente carenza nella motivazione del gruppo, che campionato delle penalizzazioni a parte, non è mai apparso protagonista. Di lui resteranno comunque la signorilità, i toni discreti, il tuffo nel Fontanone e le sincere lacrime del 13 maggio non certo da Special one, ma da uno come noi. Grazie Delio.

7- a Pasqualino Settebellezze FOGGIA
E pensare che il mister non lo vedeva. Reggio, Cagliari, le tappe della diaspora, poi quest’anno il ritorno condito da oltre 30 presenze e tre gol molto importanti. Il clone di Nino D’Angelo insomma ha trovato la sua consacrazione nella prima squadra della Capitale, soprattutto quando è stato schierato come esterno del centrocampo nel 4-4-2. Scattante, capace di saltare l’uomo, ha avuto un calo di rendimento a metà torneo, per riprendersi nel finale. Comunque, fondamentale.

6 e mezzo a Coca Kolarov
Effervescente come la bibita che ha preso il suo nome (o è il contrario?), il Sinisa dei poveri ha trovato collocazione sulla fascia sinistra con le sue percussioni e soprattutto con le sue bombe. Memorabili quelle scagliate sul malcapitato arbitro Saccani e sul secondo palo del povero portiere del Lecce Benussi. Da appalusi a scena aperta poi, il gol coast to coast contro la roma per il definitivo e umiliante 4 a 2.

6 e mezzo a Tibidabo DABO
Ha giocato poco, ma ha lasciato il segno. Suo il gol del pareggio con il Genoa, l’assist per Maurito nell’ultima vittoria casalinga contro la Reggina. E l’ormai famosissimo penalty contro la Samp. Come dire, Tibidabo nella Storia.

6+ agli ex GEMELLI DEL GOL
Goran chiama, Rocco risponde. Macedonia fa 9 gol e ne sbaglia altrettanti, Rocchi idem con patatem. Il Folletto dell’Est risorge nella Coppa, il Ghepardo dicasi altrettanto. Vita e opere parallele per i due attaccanti più anziani dell’Aquila, per la prima volta sotto la doppia cifra quanto a realizzazioni in campionato. Segno dei tempi e della loro involuzione. Erano i più della squadra, sono stati i meno. Peggio. Pochi gli acuti, tanti gli sbadigli. Sempre all’unisono. Ma adesso, si divideranno, “per una scelta di vita”. Leggi, tanti euri in saccocia del mancino. E così sia.

6+ all’ULTIMO DEI MOHICANI
Scudetto 2000, lui c’era. Sopravvissuto oltre ogni logica previsione all’epopea tricolore, Simone Inzaghi ha fatto tanta tribuna, sporadica panca e qualche presenza. Facendosi peraltro trovare pronto. Come quando all’ultimo minuto della partita interna con il Lecce, è riuscito a segnare la rete del pareggio, dopo quattro anni di astinenza. Un record.

6 a Zibidì Zibidè Diakitè
Scattante e atletico, ma ancora tecnicamente grezzo, il Leone della foresta di Formello, ha avuto il suo momento di gloria a metà del torneo, quando si è esibito con tutta la sua prestanza col Palermo, il Milan (di Coppa) e l’Udinese (addirittura in gol). Poi ha pagato per tutti le amnesie col Cagliari fra le mura amiche. Ed è tornato nella selva.

6 a Telly Savals Kojak, Ettore Scola Fieramosca Mendicino in Andromaca, Moto Perpetuini, Ratatuille
Dilettanti allo sbaraglio? No, piccoli aquilotti crescono. Ma, saranno famosi? Magara. La risposta alle prossime puntate.

6 al Barbiere di Siviglia
Veterano di mille battaglie (5 stagioni), è anche il più anziano della banda Rossi con i suoi 36 anni. Che però non dimostra, perché tanto è l’impegno che mette in campo, in ogni caso. Consapevole dei suoi limiti, il centrale dallo sguardo triste come Soraya, ha cercato di mettere una toppa in difesa col compagno di merende di turno, regalandoci oltre tanta grinta anche innumerevoli cappellate. Ma tant’è, perché questa è la sua cifra, il suo marchio di fabbrica. Se lo manderanno via per raggiunti limiti d’età, si farà comunque rimpiangere. Vedrete.

6- al coiffeur pour homme e pour dame Del Nerò
Riemerso dalla notte dei tempi di Bucarest, l’hair stilist griffato L’Oreal de Paris è stato riproposto nella mischia con tutta la naftalina addosso, nel finale di torneo. E, fra lo stupore generale, ha dimostrato di saper ancora giocare, nonostante avesse passato mesi e mesi a dilettarsi nei tornei di briscola della Parrocchia. Ma il suo exploit limitato e tardivo è riassunto nel titolo di quel film svedese che ha fatto epoca: “Ha ballato una sola estate”.

6- a Mariangela Fantozzi CRIBARI
Certo, lento è lento, e quando je partono in quarta gli attaccanti avversari so’ dolori. Ma anche Sinisa era un pachiderma (ricordate come se lo pappavano ai derby?), a dimostrazione che non si può avere tutto in un difensore. La verità è che quest’anno è stato sfortunato, e pure bistrattato, molto. Ci riferiamo all’episodio legato al patatrac col Chievo in casa (0-3), quando c’ha pensato er Sor Delio a mettece il carico da undici (manco fosse il solo colpevole del misfatto), facendolo uscire a 9, diconsi 9 minuti dal termine, senza un motivo apparente se non quello di umiliarlo con la prevedibile bordata assordante di fischi che lo stava aspettando. Povera Mariangela. E pensare che “quando era in auge” c’ha messo la faccia per la Lazio nel vero senso della parola. Appena 16 viti nella mandibola…

5 e mezzo a “Truciolo” Nino MANFREDINI
C’è chi lo ha fischiato a prescindere. E chi lo ha difeso sempre a prescindere. Ma lui, il “nazionale ivoriano” seguace del modulo predicato da Mastro Fascetti, il noto “casino organizzato”, se ne è fregato degli uni e degli altri, consapevole dei suoi piedi fucilati e della sua voglia di stupire. Turista per caso, ha mandato cartoline soprattutto dall’Olimpico e all’occorrenza dagli altri stadi d’Italia, di questo tenore: saluti a tutti gli amici del bar dello sport, qui è bellissimo!

5+ a Gatto Silvestro
E’ stato il più promettente dei baby biancazzurri. Poi è arrivato Forrest e so’ fini ti li giochi, come si dice dalle nostre parti. Il guaio è che non si è fatto mai trovare pronto, quando gli si sono state offerte le opportunità per mettersi in mostra. Dall’oroscopo di Branko, la luna consiglia, “Meglio un giro di calendario da qualche altra parte”. Arrivederci.

5 a Anticoli Corradu
Sarà un caso, ma orfano del compagno di esordio Artipoli co’ Radu, il romeno più laziale di Roma questa stagione non ha funzionato. Un caso, certamente, ma alzi la mana destra e pure la sinistra, chi può dire di averlo rivisto sicuro e affidabile come quando arrivò lo scorso campionato (esordio boom a gennaio con la Fiorentina e partite a seguire) nel pacchetto riparazione scodellato da Lotito. Il caso però, ora sta per volgere le sue attenzioni verso di lui in senso positivo. E’ annunciato il ritorno a casa per fine prestito dal Modena, del transfuga dei bei tempi. Sì proprio lui, il difensore che ha legato il suo nome al sodale: Artipoli co’Radu. Evviva.

5 - - a se son Rosental
Di lavoro, ne avrà tanto con lui Piero Angela. Dopo i misteri delle Piramidi e quelli di Fatima, l’illustre divulgatore scientifico dovrà infatti superarsi nel mistero Sor Pampurio, ovvero quello di capire dove, quando, perché e soprattutto contro chi, abbia giocato “cinquanta partite con la nazionale ceca”. Per quello che si è visto, meglio non visto, il sellerone è sembrato un centrale approssimato. Scarso di testa, impacciato nei recuperi, volatile nelle marcature. Un artista da piazza Navona insomma, più che una torre del reparto. Ma dice, c’è a chi piace. E come no, se per questo c’è anche a chi piace Gigi Marzullo. E pure Vaporidos. Non può piacè allora er Sor Pampurio? A ciascuno il suo.

4 + ad Al Bano CARRIZZO
Protagonista della telenovela più stucchevole e imbarazzante della storia della Mitica (viene, non viene, comunitario, non comunitario, passaporto, non passaporto ecc.), una volta arrivato a Roma, non si è dimostrato all’altezza della situazione e soprattutto del can can propagandistico che lo ha preceduto. Molto immobile, raramente plastico, follemente gambettomane, ha preso gol a grappoli fino all’allontanamento. Fenomeno dei Due mondi, più dell’altro che di questo, è ricicciato sul finale fra i pali, esibendosi, incredibile ma vero, in un paio di parate. Ma è poca cosa. Mettiamola alla porta. E non è solo una battuta.

4 a Manuel Fantoni BELLERI
Che facesse parte della rosa, lo si era appreso da Raffaella Carrà, quando la squadra è stata ospite della stagionata showgirl in televisione a Natale. Tanto non giocherà mai, il commento unanime, smentito clamorosamente dai fatti con la partecipazione sul campo, alla trasferta di Udine. Sarebbe stato meglio non vederlo, come Alessio Vinci a Matrix. Poi il prestito liberatorio a togliere tutti dall’imbarazzo. Ma le “buone notizie” in casa Lazio, non mancano mai: sta tornando alla base. Alè.

4 alla Legge del Maghni
Innamorato del pallone come Dorian Grey di sé stesso, non è riuscito a far compiere alla squadra il salto di qualità tanto agognato, da incompiuto qual è. Più che Zizou dei poveri si è rivelato Zizou dei poveracci, trasformando le sue prestazioni dalla legge del Meghni alla legge del Menga. Addio.

4- a bello Mauri! (o Mauro Belli del X Tuscolano)
Inutile come una crostata senza marmellata, imbarazzante come Marina Ripa di Meana al reality “La Fattoria”, inespressivo come un Tronista di Maria de Filippi, il belloccio del Distretto di Polizia controfigura vera del talento di una volta, è quasi sempre entrato in campo già stanco, con ancora il pigiama indosso e i bigodini in testa. La speranza è che si svegli al più presto. Per vestirsi, prendere la valigia e tornarsene a casetta. Amen.

3 a Mazimga Makinwa
Preferito incredibilmente a Zarate nelle prime uscite della stagione della squadra, via via ha fatto rimpiangere addirittura il “buco nero” Baronio, confermandosi una delle più clamorose sòle prese da Lotito in tutta la sua vita. Sta per rientrare anche lui. E sarà la fine.