Cristiano Sandri replica a Manganelli (RadioSei)

“Se un agente di pubblica sicurezza viene rinviato a giudizio in un procedimento penale (quindi diventa imputato, ndr), lo stesso può essere oggetto di un procedimento disciplinare interno alla pubblica sicurezza”. Lo ha dichiarato oggi, nel primo anniversario della morte di Gabriele Sandri, il fratello Cristiano, intervenendo ai microfoni di RadioSei per replicare a quanto affermato stamattina dal capo della polizia, Antonio Manganelli. Quest’ultimo, infatti, a margine di un seminario per giornalisti sportivi a Coverciano, aveva detto: «A noi istituzioni spetta valutare disciplinarmente il comportamento dell’agente, però tengo a precisare, visto che si è parlato di lungaggini, che noi dobbiamo seguire la legge che prevede che un procedimento disciplinare può essere attivato solo dopo un procedimento penale determinato”. L’avvocato Sandri, entrando nel dettaglio, ha spiegato: “E’ inesatto dire che per aprire un procedimento disciplinare interno si debba attendere la fine del procedimento penale. Bensì, è prassi, nel rispetto della normativa attuale, per tutti i casi riguardanti soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione – quindi anche alla pubblica sicurezza – aprire un procedimento interno per poi successivamente sospenderlo, in attesa dell’esito del processo. Il ministro Maroni da maggio non risponde ad un’interrogazione che vorrebbe chiarire questa anomalia”. Sulla questione in oggetto, i deputati Pdl Claudio Barbaro e Paola Frassinetti hanno avanzato al ministero dell’Interno una interrogazione a risposta scritta sulla mancata apertura di un procedimento interno a carico dell’agente Spaccarotella. I due parlamentari, insieme con i colleghi Fabio Granata (Pdl) e Walter Verini (Pd), al padre e al fratello di Gabriele, rispettivamente Giorgio e Cristiano, stamattina a Montecitorio hanno ricordato quanto accaduto presso la stazione di servizio di Badia al Pino. Si vuol sapere dal ministro dell’Interno Maroni «quali siano le ragioni - si legge nel documento - che hanno indotto il Dipartimento di pubblica sicurezza a non assumere alcuna iniziativa disciplinare», insomma come mai – ha aggiunto ancora Barbaro, «non sia stato sospeso dal servizio, un provvedimento che poteva essere preso parallelamente al processo giudiziario». Il delegato allo Sport del Comune di Roma, Alessandro Cochi, ha sottolineato: «Per la credibilità delle forze dell’ordine bisognava subito riconoscere quello che era successo, cioè che era omicidio volontario».
Redazione RadioSei