Inzaghi-gol, Lazio salva (Il Messaggero.it)

di GABRIELE DE BARI

ROMA - Relegato, con un atto di feroce e incomprensibile ingiustizia, fuori squadra per tutta l’estate, e reintegrato meno di un mese fa, Simone Inzaghi, mandato in campo con colpevole ritardo, entra e salva la Lazio dall’inferno. Sì, proprio Inzaghino, un po’ angelo un po’ falco, capace di catapultarsi sul rimpallo come un rapace d’area per assestare la zampata vincente in acrobazia e firmare l’1-1. Un momento atteso dal 19 settembre del 2004 (Lazio-Reggina: 1-1, allora segnò su rigore), per l’attaccante è la fine di un incubo e l’Olimpico ringrazia. Dopo il gol, pallone fra le mani, gli occhi spiritati, i denti all’infuori e il ghigno furioso, lancia occhiate di fuoco verso la panchina all’indirizzo di Delio Rossi, che alza le braccia per lo scampato pericolo.
Il pareggio, maturato quando il cronometro comincia il penultimo giro, in uno stadio diventato un’autentica bolgia, rende merito alla prestazione della Lazio: non bella, ma tutta corsa e cuore, protesa alla disperata ricerca del risultato, con una ripresa giocata all’assalto del fortino leccese. Il primo ics del campionato consente comunque ai biancocelesti di restare in testa alla classifica, in attesa del Napoli. La Lazio piace solo nei primi venti minuti quando la squadra pressa, recupera palla alto, presidia bene le fasce, con Lichtsteiner e Foggia, dirige la manovra con personalità e crea un paio di importanti occasioni, con Mauri e Ledesma. Non incanta, ma cerca di stanare il Lecce con manovre avvolgenti concluse, però, con improbabili cross.
Il gol non arriva e la Lazio si disunisce al cospetto di un avversario aggressivo, che copre bene campo, raddoppia sempre su Zarate e Pandev e punge di rimessa. Ledesma viene sistematicamente pressato e Mauri, dopo un avvio incoraggiante, sparisce dai radar. Il colpo di testa vincente di Tiribocchi, che brucia Siviglia e batte un imbalsamato Carrizo, complica maledettamente tutto. Il portiere ”battezza” fuori il tiro e non accenna la minima reazione. Tiribocchi, cresciuto nelle giovanili della Lazio, ma tifoso della Roma, ha pure la chance del raddoppio ma Siviglia si riscatta e tiene a galla la squadra con un salvataggio in corner. La Lazio, perso il filo della manovra, con Pandev nervoso e costretto a partire troppo da lontano, Zarate spesso enucleato dal gioco, non incide e perde troppi palloni a centrocampo senza mai impensierire Benussi con azioni filtranti.
Il Lecce prudente della prima parte, difende a oltranza il vantaggio nella ripresa portando anche 8-9 elementi sotto la linea della palla. Diventa una gara a senso unico, ma difficile, per i biancocelesti che raramente trovano gli spazi necessari. Zarate viene accerchiato da 2-3 cerberi giallorossi e Pandev, smarcato da Foggia, trova solo un guizzo ma non la porta nell’occasione più nitida. Col Lecce tutto arrocato davanti all’area, diventano importanti le soluzioni da fuori. Ledesma sfiora la traversa, Kolarov la colpisce su punizione. Foggia, sempre molto defilato, prova spesso a saltare l’avversario con rapidi cambi di passo ma, quando viene liberato da Meghni, divora una ghiotta opportunità per pareggiare.
Tatticamente la squadra di Rossi non offre il meglio, mentre quella di Beretta, oltre a perdere tempo appena può, complice un permissivo e insufficiente Pierpaoli, bada solo a difendere il punteggio e non arriva mai al tiro per tutto il secondo tempo. Pandev arretra fino alla trequarti a ricevere palla, Zarate non riesce mai ad avvicinarsi alla porta, Lichtsteiner sconta un po’ di fatica, dopo le ripetute incursioni sulla fascia, Meghni non sempre è preciso nei passaggi perché gli spazi sono sempre più ridotti. Con tanti palloni che danzano in area, manca il centravanti che possa capitalizzare qualche situazione favorevole. Finalmente, a 7 minuti dal termine, Rossi chiama Inzaghi. Al primo pallone che tocca, Inzaghino conquista una punizione, al secondo costringe un avversario ancora al fallo e al terzo fa gol… Una prodezza per sentirsi ancora calciatore importante: ha rifiutato alcune offerte da società di secondo piano e dalla serie B perché convinto di poter dare ancora qualcosa alla Lazio. Ha avuto ragione e il pubblico gli ha regalato una lunga e riconoscente ovazione.