Lettera di Lotito al Messaggero di Roma (Il Messaggero)
Caro direttore,
la ringrazio dello spazio che mi ha concesso per esprimere le mie emozioni in un momento nel quale la Lazio si trova al centro dell’attenzione non solo del mondo sportivo, ma dei media in generale. Infatti l’interesse mostrato dal mondo dell’informazione non è rivolto solo ad evidenziare la posizione della squadra nella classifica del campionato, ma ne sottolinea la valenza ricordando che solo quattro anni fa la situazione della società era compromessa gravemente. Nessuno deve dimenticare che la Lazio, a luglio 2004, era fallita, non aveva giocatori, era oberata da oltre 550 milioni di debiti, il suo patrimonio era totalmente aggredito dai creditori. I Suoi lettori ricorderanno i propositi con i quali ho iniziato a tentare di risanare la società: creare un “gruppo” nuovo, che si ispirasse e valori diversi da quelli puramente economici; gestire la società di calcio come si gestisce un’impresa sana, senza ricorrere a spese folli pur di soddisfare la “piazza”; tagliare i ponti con le frange meno sportive delle tifoserie, quelle violente che sfruttavano la debolezza dei dirigenti del calcio; tentare di affermare sul campo il valore del puro e sano agonismo, rifuggendo dalla ricerca del campione che “da solo fa la squadra”; stabilire una forma di retribuzione degli atleti legata all’impegno oltre che al risultato sportivo.
Ricorderà che sono stato preso per “matto”; sulla mia persona sono state costruite simpatiche ed apprezzate (anche da me) gags, e sono stato oggetto di vari appellativi scherzosi (ma non troppo) inneggianti ironicamente alla mia persona. I Suoi lettori hanno, in questi anni, dovuto prendere atto della costanza e coerenza con la quale la Lazio ha lottato per la realizzazione dei suoi programmi: i tifosi, per i quali tutto questo è stato fatto, si trovano, oggi, a manifestare la loro passione per una squadra che è meritatamente e non occasionalmente prima in classifica; che esprime il miglior calcio che si gioca nel nostro Paese; che esalta il “collettivo ed il gruppo” come un valore tecnico che costituisce una alternativa vincente ai Totti ed ai Ronaldinho; che esprime un’armonia di qualità (umiltà, vigoria fisica, tecnicismo tattico e valenza individuale) che non si trova in altre squadre.
I tifosi sono tornati a vivere accanto alla loro Lazio, ritrovata come e meglio di prima; sono tornati ad applaudirla di persona; torneranno ad esprimere la loro vicinanza ad una società che, quotata in Borsa, ha superato il periodo buio ed offre al mercato dei risparmiatori un titolo azionario solido ed affidabile, come dimostrano i risultati del bilancio approvato qualche giorno fa. Ebbene, caro Direttore, tutto questo non è solo merito di Claudio Lotito; la Lazio deve ringraziare i tecnici, i calciatori, i dipendenti tutti che hanno operato mossi da un’unica tensione morale e volontà di affermazione sportiva e di vita; deve ringraziare i suoi tifosi che le sono stati vicini nei momenti bui, e che oggi con entusiasmo partecipano ai successi sportivi.
Noi tutti vogliamo che questi tifosi costituiscano un supporto continuo della società, siano fisicamente presenti nelle varie occasioni, portino con sé le famiglie, i figli per far loro vedere come il calcio della Lazio è diverso, più bello, più entusiasmante di quello degli altri, e quindi vincente. L’impegno nostro è quello di riuscire a dare a tutti i nostri tifosi la loro “casa” nella quale respirare questo nuovo clima ed è a loro che mi rivolgo dicendo:
Eccomi qui, cari tifosi. Sono uscito allo scoperto, finalmente. In questo periodo così pieno di soddisfazioni, di consensi per tutti noi, da parte di tutti quelli che ci hanno guardato dall’alto in basso per tutti questi anni, dicevo, ora posso anche io lasciare da parte l’abito blu del Presidente che è apparso sempre troppo freddo, troppo preso da conti che dovevano tornare, accerchiato da persone che tutto volevano tranne una squadra come questa. Ora posso finalmente mettere intorno al collo la sciarpa biancoceleste ed essere con voi in curva, a dare libero sfogo a tutto il mio essere tifoso come voi.
Mi è costato tanto sentire l’ironia di quelli che volevano giocatori famosi, con cachets che nessuno di noi probabilmente guadagnerà in una vita, ma, non so se mi crederete, alcune mie scelte sono state dettate anche dal rispetto per le persone che venivano e vengono allo stadio. Persone normali, persone che non si conoscono, ma che sono speciali. Speciali perché credono ancora ai sogni: sogni che diventano realtà con un po’ di pazienza. E allora godiamoci questo momento, io sono il primo a gioire con voi. Meritate tutte le attenzioni che finalmente avete. Siete dei grandi tifosi biancocelesti e mi inorgoglite. Pertanto uniamoci ancora di più tra noi, come si dice, l’unione fa la forza. Voi, la squadra ed io, questi tre elementi sono la forza di cui ha bisogno il grande sogno che ci accomuna: la Lazio. E allora tutti insieme gridiamo, gridiamo orgogliosi Forza Lazio. Un abbraccio simbolico a tutti.
(Il Messaggero)