Lotito: “Vorrei essere il presidente di tutti. Behrami? L’agente voleva 3 milioni di euro” (Lazionet Magazine)

di Gianluca La Penna

Canta “Non mollare mai” con Gianni Elsner, promette che tornerà in studio ogni due vittorie consecutive, è disponibile ma dietro il sorriso la guardia è sempre alta, perché per le rivoluzioni copernicane in casa Claudio Lotito è ancora presto. Il presidente della Lazio in diretta da Radio Sei - insieme con il neo responsabile della comunicazione, Stefano De Martino - dato anche il successo dell’iniziativa, prolunga fino a mercoledì 6 agosto la campagna riservati ai vecchi abbonamenti (gli uffici chiuderanno oggi alle 17, riapriranno da lunedì e le tessere potranno essere sottoscritte anche allo Stadio Olimpico, ndr), mentre su Ledesma e Behrami è lapidario. “L’argentino è stato ingeneroso, l’ho difeso quando veniva criticato nel dopo Liverani – ha sottolineato l’azionista di riferimento – Il procuratore dello svizzero m’ha detto che avrei dovuto ricomprare il giocatore, dando a lui tre milioni, quella che io chiamo estorsione” .

Presidente Lotito, come prosegue il progetto Lazio?
“Intanto abbiamo definito l’intesa per l’apertura del secondo Lazio Style 1900 che sarà ospitato a Parco Leonardo. La volontà di perseguire il progetto lo testimoniano i comportamenti, il 16 agosto terminerà il Piano Baraldi, che scade a luglio ma l’Irpef relativa agli stipendi va pagata un mese dopo. Quest’anno è l’unico dei ventitre della dilazione con la doppia rata per un totale di 12 milioni, più la transazione con la Banca di Roma da 15 milioni di euro. Tolti questi pesi, cammineremo con il solo fardello dei 6 milioni della transazione, oltre le spese ordinarie. In serie A c’è chi fattura 20 milioni, noi quest’anno costi straordinari superiori a questa cifra”.

Chi finanzierebbe lo stadio?
“Non tireremmo fuori un euro per la stadio di proprietà della Lazio, con un ricavo di 100 milioni di euro l’anno. Oggi c’è, almeno nelle intenzioni, una volontà del Comune di realizzare l’impianto, differentemente da quanto accaduto con Veltroni”.

Dopo quattro anni ce lo può dire: perché ha preso la Lazio?
“Perché sono laziale da sempre, l’ho mostrato nei fatti. Anche la mia formazione culturale, per un senso di appartenenza alla Polis, poiché ho avuto molto dal territorio, ho ricambiato quanto mi era stato dato. Infine, era una sfida impossibile da vincere, nessuno voleva questa responsabilità, io l’ho fatto perché lo ritenevo uno sport estremo”.

Lo rifarebbe?
“Sì. Per sei mesi uscivo dall’ufficio alle 6 di mattina. C’era un’emergenza assoluta, anche la gente mi ha aiutato: vorrei che i tifosi comprendessero la mia volontà di salvaguardare questo patrimonio, per i giovani. La Lazio coinvolge i sentimenti di milioni di persone, ho sacrificato e sacrifico la mia vita personale per questo”.

Perché lei non cura direttamente anche il settore giovanile?
“Abbiamo dimostrato in quattro anni di poter accrescere il valore patrimoniale del vivaio, abbiamo 12 ragazzi nelle rispettive nazionali e in ritiro, oltre a De Silvestri nell’Olimpica, c’erano Tuia, Faraoni, Mendicino e Cinelli. Stiamo incrementando l’organizzazione, abbiamo convenzioni nazionali in Sicilia, Toscana e Sardegna, perché la Lazio sia la prima scelta anche lì”.

Perché un silenzio stampa così lungo?
“I fatti hanno dimostrato che era indispensabile, mi riferisco ai comportamenti di giocatori non lineari con la società. Behrami quando l’ho preso nessuno lo conosceva – ricordo che la gente mi chiedeva la conferma dei fratelli Filippini – aveva un impegno, l’abbiamo curato, messo in condizione di crescere, e dall’oggi al domani e senza nessun motivo è venuto il suo procuratore a dirmi ”O mi dai 3 milioni di euro o il giocatore va via, devi ricomprarlo”. E io ho replicato: “Questa è un’estorsione”. Da quel momento è finito ogni dialogo, io non accetto alcun ricatto. Lui è ricorso all’articolo 17, non ha trovato nessun club disposto ad utilizzarlo, quindi Behrami stesso ha revocato l’articolo con una lettera. A quel punto il West Ham, con una persona di mia fiducia m’ha chiesto di trattare (Gianluca Nani, ndr); lo stesso ho fatto io in entrata con Lichtsteiner: lui s’era svincolato, ho chiamato la società di provenienza, il Lille, e ho chiuso l’affare”.

Perché è così scontroso con i giornalisti?
“Sono un po’ duro perché c’è un modo obsoleto di fare giornalismo. Ci sono atteggiamenti contigui da parte di alcuni media, azioni che sono parte integrante di una pressione per ottenere una certa cosa, magari anche facendo parlare i procuratori come è accaduto con l’agente di Ledesma. Queste persone rappresentano uno strumento per chi opera per interessi personali, e tutto a danno del club. Io valuto le persone per i comportamenti”.

Presidente, cosa è successo con Ledesma?
“E’ stato ingeneroso. Noi l’abbiamo aspettato quando veniva criticato nel dopo Liverani, ora ha assunto un atteggiamento senza motivo, ha un contratto di tre anni. A Rocchi e Zauri ho rinnovato perché erano in scadenza, io il 12 luglio ero a Valmontone, con mille problemi da risolvere e a tutto pensavo tranne che al prolungamento di Ledesma (l’agente dell’argentino, Vincenzo D’Ippolito, sostiene che da marzo scorso diversi sarebbero gli appuntamenti mancati dal presidente, da qui l’ostracismo assoluto del numero 24 a sedersi al tavolo per il rinnovo, ndr).

La gente le rimprovera la poca vicinanza alla famiglia di Gabriele Sandri.
“La società ha concertato con l’amministrazione anche la presenza dei giocatori ai funerali. La mia assenza fu dovuta solo a motivi di sicurezza che mi furono imposti dalla questura”.

Perché non l’ha invitata a Formello come ha fatto la Roma a Trigoria?
“In generale da parte nostra c’è poca volontà di enfatizzare quanto abbiamo fatto in tal senso. Con De Silvestri abbiamo concordato la scritta Gabbo sugli scarpini (ma una telefonata privata crediamo sarebbe gradita tuttora da Daniela, Giorgio e Cristiano Sandri, ndr)”.

Presidente, lei ha salvato la Lazio.
“Vorrei che la gente capisse l’affetto, la dedizione con le quali perseguo ogni giorno la voglia di rilanciare questa società. Non voglio entrare nella storia della Lazio, vorrei entrare nei cuori dei nostri tifosi, essere il presidente di tutti”.