Rossi rimescola la Lazio: si torna alla difesa a 4 (Gazzetta dello sport)
DAVIDE STOPPINI - Neppure un secondo di difesa a tre, una seduta intera con i quattro difensori in linea. Se non è (ancora) una prova, è certamente qualcosa di più di un indizio. La Lazio si riavvicina a grandi passi verso il modulo più collaudato, più sicuro, in fondo anche più voluto: la difesa a quattro.
La virata L’amichevole giocata contro il Rimini, soprattutto, ma in parte anche il test con il Padova hanno lasciato più di un dubbio in Delio Rossi. «Stiamo facendo delle prove, alla fine del ritiro avrò le idee più chiare», aveva detto il tecnico dopo il collaudo con il Padova di sabato scorso. E già in quella sfida, dopo i primi 45 minuti in cui la squadra veneta aveva sfiorato in un paio di occasioni il pareggio, nel secondo tempo Rossi aveva virato, tornando proprio alla difesa a quattro. Ieri mattina, alla ripresa dopo il giorno di riposo concesso ai giocatori, l’allenatore ha diviso la squadra in due tronconi. Prima ha lavorato a lungo sui difensori, sia in fase di impostazione (come evitare il pressing), sia in fase di copertura, con il pallone agli avversari. Cinque uomini in tutto: i quattro in linea, da destra i presunti titolari schierati con Lichtsteiner Siviglia-Cribari-Radu, più Ledesma davanti alla difesa, a protezione della coppia centrale. E anche con il secondo gruppo, stessa scelta: ancora linea a quattro con Faraoni-Diakite- Rozehnal-Belleri.
Snodo Rossi sa che questo è il modulo più congeniale per la sua squadra. Sa che i giocatori, se dovessero scegliere, preferirebbero questa soluzione. Domani, l’ultimo test previsto per il ritiro di Auronzo (alle ore 17 triangolare con Gaziantespor e Al Hilal, diretta tv Romauno) sarà uno snodo importante. «Il mio obiettivo è la coppa Italia del 23 agosto», ha spiegato Rossi. Ma in fondo, perché non evitare che le prime crepe si trasformino in voragine?
Zarate esterno Il resto della seduta tattica, Rossi l’ha passato lavorando sulla fase offensiva. E anche qui la mattinata ha riservato un’altra novità assoluta: Zarate esterno d’attacco, non più centravanti. L’allenatore ha infatti continuato con il tridente, formula che l’ha convinto contro il Padova. In mezzo, stavolta, c’erano però Makinwa e Mendicino, sulla destra Pandev, mentre a sinistra Mauri e Zarate. L’argentino finora aveva sempre giostrato da prima punta. Ma la sua rapidità e la sua capacità di saltare l’uomo in velocità hanno convinto l’allenatore biancoceleste a provare questa soluzione.
Con Rocchi Così ecco l’allenatore riminese spiegare al 21enne originario di Haedo i movimenti dell’esterno, come fintare di andare incontro al pallone e invece scattare in profondità per andare a ricevere un lancio di Dabo o Matuzalem. Non è stato un esperimento occasionale. Anzi, tornerà buono quando alla Lazio rientrerà un certo Tommaso Rocchi da Pechino. E se Zarate dimostrerà di aver imparato, allora sì che il tridente Pandev-Rocchi-Zarate potrebbe diventare realtà.