Gambe pesanti, col Rimini non è vera Lazio (Lazionet Magazine)

di Gianluca La Penna

Basta un Rimini attento e più rapido ad evidenziare le lacune del nuovo corso della Lazio di Delio Rossi. I biancocelesti nella prima vera uscita stagionale subiscono un 4-2 che specialmente nel primo tempo poteva assumere dimensioni decisamente preoccupanti. La Lazio scende in campo con la formazione annunciata, 3-1-4-2 con Carrizo tra i pali, difesa con Siviglia e Cribari custodi di Rozehnal; mediana formata da Ledesma davanti alla difesa, Dabo e Meghni stretti con Lichtsteiner e Kolarov larghi sulle fasce; in attacco Zarate e Pandev. Il tecnico Selighini opta per un 4-4-2 con Pugliesi in porta, prima linea con Vitiello e Regonesi terzini, Rinaldi e Milone centrali; a centrocampo Pagano e La Camera esterni, Cardinale e Basha cerniera centrale; in attacco Ricchiuti a sostegno del centravanti Docente. La prima frazione non lascia tracce positive dei biancocelesti, pesanti sulle gambe e incapaci di costruire un’azione degna di nota. Le maggiori difficoltà riguardano il trio Ledesma-Dabo-Meghni, sempre lontano dalle altre due linee e in perenne difficoltà nel proteggere la difesa a tre fortemente voluta dal tecnico Rossi. Quest’ultimo chiede ai suoi di giocare molto alti e gli avversari nei primi 13’ vanno tre volte in fuorigioco, le uniche prima di prendere le misure e cominciare a bersagliare il povero Carrizo. Al 14’ il vantaggio romagnolo con il rigore di Pisano ribattuto dall’ex River Plate e insaccato da Vitiello; dietro si balla e due minuti dopo La Camera si divora il 2-0 dopo una bella azione tutta di prima che dalla destra taglia in due Siviglia&Co. Gli unici segni di vita arrivano da Zarate che al 19’ sfiora la rete; l’argentino è il solo con Pandev a tenere in minima apprensione l’attenta difesa biancorossa. La sensazione è quella dei lavori pienamente in corso: Zarate al 25’ coglie la traversa con un bel destro a giro interrompendo il monologo biancorosso con il 2-0 di Docente al 21’ e la terza rete giunta al 37’ con un sinistro dai 20 metri di Ricchiuti deviato. Nel secondo tempo non si fa in tempo ad annotare le novità che Docente sfrutta un’indecisione di Siviglia – molto nervoso - e a campo aperto sigla il poker. La girandola dei cambi vede Tuia centrale sinistro per Cribari, Belleri terzino destro con Matuzalem intermedio sinistro per Meghni, Cinelli per Dabo. Il ritmo diminuisce e la debacle rientra con i gol di Zarate all’11’ – ma c’è un fallo sul portiere – e di Makinwa al 28’. La Lazio paga sì i carichi di lavoro (in mattinata 10 km tra i boschi, ndr), ma Rossi dovrà sudare molto per ottenere i meccanismi del 4-3-1-2. Nella ripresa le cose migliori, con Diakite sempre attento e un Foggia a darsi da fare anche in fase di ripiegamento. In generale quindi, molti gli esami di riparazione da affrontare per la nuova creatura da Delio Rossi, solo il campo potrà dire se quella intrapresa sia la strada giusta. Gli uomini per fare bene ci sono, resta qualche dubbio sulla collocazione in questo modulo di elementi come Meghni, Mauri e lo stesso Foggia, quest’ultimo apparentemente utilizzabile solo come vice Pandev, laddove in attacco una torre come Amoruso avrebbe rappresentato l’optimum. Lichtsteiner dà prova di poter essere molto utile alla causa, mentre Matuzalem ha corsa e tecnica tali da far ben sperare per il futuro, specie in una mediana che ha perso la forza propulsiva di Behrami; sempre a centrocampo servirebbe un altro calciatore abile a creare la superiorità numerica, in tal senso il passaporto comunitario di Fernandez completerebbe il cerchio dando a Rossi la possibilità di schierare anche il “vecchio” 4-4-2. Sabato ad Auronzo arriva il Padova, fare peggio di quanto visto ieri sarà difficile.

(fonte: Lazionet Magazine)