Calcio, la camorra tentò anche l’acquisto della Triestina (Agi)
Prima della Lazio anche la Triestina Calcio e’ stata nel mirino del clan camorristico dei Casalesi. Sei anni fa aveva messo gli occhi sulla societa’ rossoalabardata come possibile occasione di riciclaggio di denaro dei propri traffici. La circostanza emerge dalla recentissima inchiesta che coinvolge tra gli altri Giorgio Chinaglia e che ha portato a sette ordini di custodia cautelare. Nell’ordinanza della Procura della Repubblica romana si fa esplicito riferimento anche a lontane trattative per l’acquisizione della societa’ giuliana. Fu nel 2002 quando una sedicente cordata ungherese si era fatta avanti con l’allora presidente alabardato Luciano Vendramini e il patron Amilcare Berti. Ne facevano parte alcune persone che oggi sono indagate nell’indagine sui Casalesi. La cordata ungherese era rappresentata da Maurizio Guido Di Cosimo e Zoltan Szilvas. Quest’ultimo e’ coinvolto nell’attuale inchiesta sul tentativo di acquisto della Lazio ma e’ sfuggito alla cattura. Nel 2002 una troupe di una televisione triestina tento’ anche di andarlo ad intervistare a Budapest, ma non si fece trovare. Nell’ottobre 2006 in un’intervista rilasciata al Piccolo di Trieste Amilcare Berti aveva rievocato il tentativo della cordata ungherese. “Szilvas e Di Cosimo tirarono il pacco a Luciano Vendramini. Si erano presentati come cordata ungherese e si erano detti desiderosi di acquistare una quota significativa della societa’ per costituire una testa di ponte a Trieste e Capodistria in funzione portuale. Di Cosimo si era detto ambasciatore in Italia dell’Autorita’ portuale di New York. Aveva parlato di collegamenti navali tra l’Adriatico e Manhattan. E Vendramini aveva abboccato: mi avrebbe girato i soldi ricevuti dagli ungheresi - spiego’ Berti - e la mia quota sarebbe andata a Di Cosimo e Szilvas. Erano stati invitati a Trieste per le trattative e la societa’ aveva offerto loro ospitalita’ nei migliori hotel. Pranzavano e cenavano nei ristoranti piu’ costosi, sempre a spese della Triestina. L’affare ando’ a monte dopo un mese di confronti e grandi spese. Gli ungheresi dicevano domani. Ma il domani non e’ mai arrivato e nei conti trovai l’ospitalita’ offerta agli ungheresi: 30 mila euro che pagai di persona”.