“Vivo un incubo, in Italia non torno più” (La Repubblica)

GIULIO CARDONE - Chinaglia, di nuovo nella bufera. «Come due anni fa, cado dalle nuvole. È incredibile, non so più cosa dire».

In che modo ha saputo del nuovo ordine di arresto?
«Dal telegiornale, stamattina. Poi ho letto i vari siti e mi hanno chiamato i miei avvocati: mi hanno detto di stare tranquillo, che si risolverà tutto, ma per me questo è un incubo che si rinnova».

La Finanza dice che i soldi per tentare l´acquisto della Lazio provenivano del clan dei Casalesi. Camorristi.
«Ma quale camorra, io questi non so chi siano, non li conosco. Non ne so nulla e non capisco come vengano fuori queste accuse. Io volevo solo acquistare la Lazio con un´operazione sana, normale, ero convinto di fare il bene di un club che amo. In perfetta buona fede».

Nell´ordinanza si legge che lei è stato retribuito con 700mila euro.
«No, quello era lo stipendio che avrei percepito come presidente della Lazio, se l´acquisto fosse andato in porto. Come presidente o consulente o uomo-immagine, il ruolo esatto era da stabilire».

Invece ora è un latitante a New York.
«Io non sono scappato negli Usa. Negli Stati Uniti vivo da tanti anni, è casa mia. Ora conduco una trasmissione radiofonica di successo».

Ormai l´Italia per lei è tabù.
«Certo, è così, come faccio a tornare? Mi dispiace da matti perché mi manca, l´Italia. Ho tanti amici, tanti ricordi bellissimi».

Sente ancora qualcuno di quel periodo?
«No, la Ss Lazio è un capitolo chiuso, visto quello che sta accadendo in Italia. Sono due anni che non ho più contatti con nessuno di loro. Ma la Lazio non c´entra niente con questa storia. Io ne sono ancora innamorato, la passione è la stessa di sempre».