SS Lazio, camorra aveva preparato organigramma societario del club (Agi)
Non c’erano soltanto i 22 milioni di euro da riciclare con l’acquisto della SS Lazio. La camorra aveva pianificato anche l’organigramma della futura societa’ biancoceleste tanto che Giuseppe Bellantonio, portavoce della ‘bandiera’ Giorgio Chinaglia’, e Guido Carlo Di Cosimo, soggetto ritenuto dagli inquirenti vicino al casalese Giuseppe Diana, si danno da fare nella primavera del 2006 per acquisire informazioni sulla reale composizione societaria della Lazio di Claudio Lotito e per far sapere agli addetti ai lavori (in testa alcuni cronisti sportivi di quotidiani e tv locali) che il nuovo staff societario e’ pronto: Fabio Botterini De Pelosi e’ designato come futuro presidente del club, Andrea Valentini sara’ il direttore commerciale, Pietro Leonardi (attualmente dirigente dell’Udinese) fara’ il direttore generale. E’ quanto emerge dalla lettura delle oltre 60 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che il gip Guglielmo Muntoni ha firmato nei confronti di dieci persone, tra cui gli stessi Chinaglia, Diana, Di Cosimo e Bellantonio, per il reato di tentato riciclaggio aggravato dai metodi mafiosi. Nel documento del giudice si riportano stralci di una telefonata (intercettata) che il 4 aprile 2006 Di Cosimo fa a Chinaglia al quale dice che “la Lazio, la possiamo prenderla anche in tre giorni, se vogliamo… solamente devo riflettere un attimino, adesso qui, con gli amici nostri… quale e’ la nostra migliore strategia”. Dai contatti telefonici tra Chinaglia e Diana, si apprende l’oneroso impegno (circa 700mila euro) sostenuto dall’impreditore di Casal di Principe di assumersi “i costi e i viaggi” fatti dall’ex bomber biancoceleste per lasciare gli Usa e presentarsi in Italia come “prestanome della scalata alla Lazio”. Per il gip, Diana ha a disposizione circa 22 milioni di euro da investire ma “intima ai complici di non lasciare alcuna traccia che potesse in qualche modo ricondurre le somme a lui”. Nel motivare la misura custodiale del carcere con il concreto pericolo di reiterazione del reato, di fuga e di inquinamento probatorio, il gip scrive che “Diana risulta operare come riciclatore di capitali del clan dei Casalesi, trovando l’appoggio da molti anni in questa attivita’ del commercialista Bruno Errico, di Chinaglia, Zoltan Szilvas (uomo d’affari ungherese, ndr), Di Cosimo, Diego Franchetti (legato a una societa’ svizzera, ndr), Arturo Ceccherini (avvocato) e di Bellantonio… L’asse Diana-Di Cosimo-Franchetti-Ceccherini risulta durare da oltre un decennio, il gruppo ha lo specifico fine di riciclare denaro sporco con estrema disinvoltura”. E ancora: “Szilvas, Chinaglia e Bellantonio sono da almeno un quinquennio impegnati in simili imprese con Diana, organizzando anche altre analoghe operazioni con investimenti in Ungheria o nel rilevare societa’ calcistiche italiane (Triestina, Civitavecchia e Marsala)”. Mario Pasculini, direttore della Banca della Tuscia, filiale di Canino, e l’ex calciatore Giancarlo Benedetti, invece, “hanno mostrato una immediata e omertosa quanto illegale disponibilita’ a garantire le operazioni di riciclaggio organizzate da Diana, mettendo nel corso del tempo le loro capacita’ professionali al servizio della riuscita dell’operazione economica illecita”.