La Camorra voleva la Lazio con Chinaglia (Gazzetta dello sport)

STEFANO CIERI - Dietro il bluff si celava il piano di riciclare denaro sporco della camorra da effettuare attraverso l’acquisto della Lazio. Un piano condotto da Giorgio Chinaglia per conto del clan camorristico dei Casalesi. E’ la conclusione cui sono giunti i magistrati che da due anni indagano sulla scalata al club romano del gruppo-Chinaglia. Dieci gli ordini di custodia cautelare emessi dal gip Muntoni (sette eseguiti), uno dei quali proprio per il latitante Chinaglia. Pesante l’accusa per lui e per gli altri: riciclaggio aggravato. Imputazione più grave di quelle per aggiotaggio e tentata estorsione per cui l’ex giocatore e quattro capi-ultrà laziali sono già sotto processo.

L’alleanza con i Casalesi L’indagine che ha portato agli arresti di ieri è figlia dell’altra per cui si sta celebrando il processo. I fatti risalgono al 2006, quando Chinaglia a nome di una fantomatica industria farmaceutica ungherese chiedeva a Lotito di acquistare la Lazio. Era un bluff perché — come hanno ricostruito i pm titolari dell’inchiesta (Fava, Staffa, Ceniccola, Bonfanti) — non c’era alcun gruppo, ma solo una somma di denaro sporco (circa 24 milioni di euro) da far rientrare in Italia. Soldi che erano il frutto di attività illecite dei Casalesi, con cui Chinaglia era entrato in contatto da tempo. Tanto che i magistrati ritengono che, con le stesse finalità (riciclaggio di denaro sporco) già nel 2004 Chinaglia aveva proposto a Lotito di sponsorizzare la Lazio.

Gli arresti Il marchio sarebbe stato quello della Diana Gas, società del boss Giuseppe Diana, attraverso il quale Chinaglia si sarebbe avvicinato alla camorra. Diana, già in carcere per altre indagini sui Casalesi, è uno dei 7 arrestati. Gli altri sono Giuseppe Bellantonio (già portavoce di Chinaglia), Guido Di Cosimo (anche lui legato all’ex bandiera), Bruno Errico, Arturo Ceccherini, Giancarlo Benedetti e Mario Pasculini. Tre invece gli ordini di custodia non eseguiti. Oltre a Chinaglia sono latitanti l’ungherese Szilvas Zoltan e un altro uomo di cui non si conoscono le generalità. Posta sotto sequestro la somma di 2 milioni di euro, parte dei 24 che dovevano essere riciclati attraverso l’acquisto della Lazio.

Il processo-Irriducibili Cinque dei dieci uomini raggiunti dall’ordinanza di custodia sono già sotto processo a Roma da qualche mese. Uno, l’ungherese Zoltan, è stato condannato a 2 anni e 5 mesi col rito abbreviato. Colpevole di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza. Stessa accusa da cui si stanno difendendo gli altri quattro (Chinaglia, Di Cosimo, Bellantonio, Errico). E’ invece di tentata estorsione l’accusa nei confronti di quattro capi-ultrà (Alviti, Arcivieri, Piscitelli, Toffolo), per i quali al momento non ci sono prove che conoscessero il legame Chinaglia-Casalesi. «Cado dalle nuvole, è tutto incredibile. Tornare in Italia? Non se ne parla: andrei in prigione senza aver fatto nulla», il commento di Chinaglia dagli Usa. Opposto quello di Lotito: «All’epoca avevo lanciato allarmi che non furono recepiti: ora la verità viene a galla».