I Casalesi volevano prendersi la Lazio (Corriere della sera)
LAVINIA DI GIANVITO - Se la scalata fosse riuscita, la Lazio sarebbe finita nelle mani della camorra. Il clan dei Casalesi era pronto a investire 24 milioni di euro per strappare il club a Claudio Lotito. Con la collaborazione di Giorgio Chinaglia. Ma il progetto è fallito e ieri, dopo gli arresti del 2006, sono scattate altre dieci misure cautelari in carcere: riciclaggio con l’aggravante dell’intimidazione mafiosa è il reato ipotizzato dalla procura.
«Long John», destinatario di una delle ordinanze, latitante negli Stati Uniti, sarebbe stato ricompensato con 700 mila euro. «Cado dalle nuvole, per me la storia era finita due anni fa», si difende l’ex calciatore». E poi: «Non torno, andrei in prigione senza aver fatto nulla», sostiene. Ma ad accusarlo c’è un’intercettazione del 23 giugno 2004 con l’imprenditore Giuseppe Diana, considerato organico ai Casalesi, in cui spiega che «gli interessa solo che i soldi arrivino per avere la sua parte».
Un’altra misura è stata notificata nel penitenziario di Opera a Diana, indicato da due collaboratori di giustizia (uno è Michele Frongillo) come colui che ricicla i soldi del clan. Una rivelazione fatta nel lontano ‘97 anche da Francesco Pazienza, secondo cui l’imprenditore già allora in relazione al denaro della mafia Usa. Diana, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus, è stato testimone in un’inchiesta in cui era coinvolto Michele Orsi, il pentito ucciso a giugno a Casal del Principe. In carcere sono finiti il portavoce di Chinaglia, Giuseppe Bellantonio, l’ex calciatore Giancarlo Benedetti, l’avvocato Arturo Ceccherini, l’imprenditore Guido Carlo Di Cosimo, il commercialista Bruno Errico, il direttore di una filiale della banca della Tuscia, Mario Pasculini. Sfuggiti alla cattura l’ungherese Szilvas Zoltan e Diego Franchetti, un finanziere gestisce alcune fiduciarie in Svizzera.
In un’inchiesta incrociata, la Digos di Roma e la Gdf (il Nucleo valutario e i finanzieri di Mondragone), hanno ricostruito il tentativo di riciclare 24 milioni di euro affidati a Diana, depositati in Ungheria e destinati a confluire, nei piani degli indagati, su conti della banca della Tuscia e del San Paolo Imi. A settembre 2004 ci sarebbe stata un’offerta (respinta) di sponsorizzare la Lazio per la Coppa Uefa e la Coppa Italia: due milioni poi sequestrati. Tra il 2005 e il 2006 il gruppo avrebbe provato a scalare il club «attraverso un programma di finanziamento clandestino sostenuto da azioni minatorie e violente, orchestrate per indurre » Lotito «a negoziare la cessione del capitale di controllo ». Minacce attribuite agli Irriducibili, arrestati due anni fa e ora sotto processo.