Chinaglia: “Non torno, ho troppa paura del carcere” (Il Messaggero)

di DANIELE MAGLIOCCHETTI

ROMA - «I Casalesi? Ma chi li conosce? Chi li ha mai visti o sentiti? Io non c’entro niente in questa brutta storia, sono una vittima. Veramente. Ma perché nessuno mi crede…?». Il tono della voce è accorato, quasi disperato. Giorgio Chinaglia, da centravanti che faceva sognare un’intera tifoseria a latitante da oltre due anni, risponde al telefono come se fosse la persona più raggiungibile sulla faccia della terra. Lui che era sempre così sicuro di sé e pure un po’ spavaldo, adesso non sa più cosa pensare e non nasconde paura e timore di «essere stato usato da personaggi poco chiari». Ieri per l’ex idolo laziale è stato emesso un altro ordine di cattura, il secondo dopo quello di due anni fa. E’ già imputato nel processo che vede coinvolti quattro tifosi del gruppo “Irriducibili”. E adesso insieme ad altri nove, è sospettato di aver tentato di scalare la Lazio, riciclando denaro della camorra. Il suo è un monologo: «Ho letto su Internet le accuse nei miei confronti. Sono sempre le stesse, infamanti. Mi stanno chiamando in tanti per avere chiarimenti, ma io non so cosa rispondere perché questi Casalesi e altri personaggi coinvolti non so chi siano o cosa avrebbero tentato di fare. L’unico con cui ho avuto contatti è Di Cosimo che all’epoca mi aveva prospettato un progetto per acquistare la Lazio, una possibilità. E’ stato lui a dirmi che c’erano delle persone interessate a entrare nel calcio, mi aveva parlato di un gruppo importante, tanto è vero che, assieme ai miei avvocati, andai alla Consob a spiegare e chiarire e soprattutto fare il nome di questo gruppo farmaceutico ungherese (Richter Gedeon). I titolari del gruppo hanno poi smentito e mi è crollato il mondo addosso. Io ho agito per amore viscerale nei confronti della Lazio, non farei mai una cosa sporca o qualcosa che mettesse nei guai questa società».
Per Long John, gli ultimi due, sono stati anni vissuti in latitanza. Un anno fa circa è stato emesso anche un ordine di cattura internazionale, che non indusse a rientrare in Italia l’ex presidente della Lazio. «Non tornerò. E non è stata una scelta facile, anche perché non posso più viaggiare e andare in Europa. Vivo a New York, faccio la mia trasmissione radiofonica (Football Show) e torno a casa. Ho parlato della mia storia e di quello che penso con tanti ascoltatori che mi chiamano e esprimono solidarietà». Eppure, basterebbe tornare e chiarire una volta per tutte la situazione, ma lui su questo non vuol sentire ragioni. «Se torno vado a finire in galera e non riuscirei a starci neppure per un’ora. Non lo potrei sopportare, io non ho fatto niente e su di me sono state dette e raccontate una sacco di bugie. Parlo costantemente con i miei avvocati e non vedo l’ora che venga fatta luce su questa storia. I miei legali mi hanno assicurato che dalle intercettazioni si capisce che io non c’entro nulla e credo, o almeno spero, che saranno i diretti interessati a spiegare che io sono estraneo a tutto. Semmai, qualcuno ha usato il mio nome per fare presa sulla gente. Io ci credevo veramente in quel progetto, ma adesso sta venendo fuori tutta questa melma…».

(fonte: Il Messaggero.it)