Camorra sulla Lazio (Il Messaggero)
di CRISTIANA MANGANI
ROMA - Il clan camorristico dei Casalesi voleva comprare la Lazio, entrare a far parte della società biancoceleste acquistando il titolo con un investimento di circa 24 milioni di euro. L’operazione sarebbe stata pensata già nel 2004 e il passaggio di denaro sarebbe avvenuto tramite banchieri, commercialisti, società fittizie, ma soprattutto grazie alla mediazione di Giorgio Chinaglia, figura carismatica per la tifoseria ultras che, per quell’investimento, avrebbe intascato 700 mila euro regolarmente depositati su conto corrente. La Digos di Roma e il nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza sono riusciti a ricostruire il percorso seguito dalla “cifra” che sarebbe partita dall’Ungheria, avrebbe sostato in Svizzera in due fiduciarie e poi sarebbe arrivata in Italia attraverso «la concessione di un finanziamento a favore della “Nuova Diana gas”, società facente capo a Giuseppe Diana», figura di spicco considerata dalla Dda di Napoli, «organica al clan dei La Torre». Diana si trova già nel carcere di Opera a Milano, sottoposto al 41 bis, perché condannato nel recente processo Spartacus, ma ieri gli è stata notificata la nuova ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di riciclaggio aggravato da intimidazioni e minacce di tipo mafioso. Insieme al provvedimento restrittivo emesso nei suoi confronti, i pm Staffa, Cenniccola, Fava e Bonfanti, hanno ottenuto l’emissione di altre nove ordinanze. Tre di queste non è stato possibile consegnarle perché gli indagati sono latitanti: Giorgio Chinaglia, mai più rientrato dagli Stati Uniti dove vive da due anni, Zoltan Szilvas, l’ungherese che si era proposto come mandatario per l’acquisto da parte di un famoso gruppo chimico farmaceutico (che ha sempre smentito di aver messo in moto qualsiasi tipo di attività economica), un finanziere italiano che risiede in Svizzera, e che si sarebbe anche lui occupato di veicolare i soldi per comprare il titolo biancoceleste.
A far partire le indagini era stata la denuncia del presidente Claudio Lotito, che aveva lamentato di aver ricevuto una serie di pressioni e minacce per fargli cedere la società. Dopo quella denuncia, la procura aveva arrestato nove persone, tra le quali Chinaglia e alcuni famosi “Irriducibili”, contestandogli il reato di aggiotaggio, ma i magistrati non erano riusciti a dimostrare che dietro l’operazione economica ci fossero gli interessi della camorra. Negli ultimi due anni l’indagine è andata avanti. Sono state effettuate centinaia di intercettazioni telefoniche e raccolte le dichiarazioni di due “pentiti”, tra i quali Michele Froncillo che avrebbe raccontato di come Diana gli avesse proposto di investire i soldi del clan. «Mi disse - ha dichiarato il collaborante ai pm napoletani - che era più utile per noi investire in questa operazione i soldi “dei carcerati”, normalmente tenuti sotto il mattone».
Nelle 66 pagine di ordinanza di custodia cautelare, il gip Guglielmo Muntoni, per sostenere le accuse, fa riferimento anche a un verbale di interrogatorio del faccendiere Francesco Pazienza che, già nel ’97 parlava di Diana e di Guido Carlo Di Cosimo (anche lui arrestato nelle due inchieste sulla scalata) come di coloro che si occupavano di investire i soldi della camorra in America, attraverso operazioni bancarie che passavano dall’Italia e dalla Germania.
La nuova inchiesta ha portato in carcere anche il bancario Mario Pasculino, il commercialista Errico Bruno, l’avvocato Arturo Ceccherini, Guido Carlo Di Cosimo, Giancarlo Benedetti e Giuseppe Bellantonio. Durante le perquisizione e gli accertamenti bancari, gli uomini diretti dal colonnello Gianluca Campana sono riusciti a sequestrare 2 milioni di euro che sarebbero serviti a sponsorizzare due partite di calcio della Lazio, una per la Coppa Uefa e l’altra di Coppa Italia. L’accordo però non sarebbe giunto a buon fine perché i finanziatori volevano offrire la cifra in contanti, mentre la società chiedeva assegni o bonifici.
(fonte: Il Messaggero.it)