Zauri, addio con rabbia “È stata una scelta di Rossi” (La Repubblica)
STEFANO CARINA - La «maledizione della fascia» continua. Luciano Zauri è l´ennesimo capitano che abbandona Formello. Era accaduto per primi a Nesta e Favalli nella gestione di Sergio Cragnotti. Poi, con Claudio Lotito, l´improvvisa accelerazione, con i molteplici addii di Negro, Giannichedda, Cesar, Liverani, Oddo e, appunto, Zauri. Un congedo silenzioso, senza polemiche, per certi versi incomprensibile se si considera che solo un anno fa il presidente biancoceleste, nel celebrare il rinnovo contrattuale del calciatore sino al 2012, lo aveva definito «un esempio di serietà e professionalità da seguire».
Zauri, vuole raccontare cosa è accaduto?
«Quello che a volte succede nel calcio. C´è stato qualche infortunio fisico di troppo e a livello di risultati, dopo un inizio importante, abbiamo cominciato a rallentare in campionato. A quel punto è iniziata la ricerca dei colpevoli ai quali addossare tutte le colpe».
Il silenzio stampa, poi, non vi ha favorito.
«Ci ha danneggiato, altroché, non ci siamo potuti difendere. A noi giocatori ci hanno contestato delle cose assurde che in realtà accadono in tutte le squadre del mondo».
Da capitano a fuorirosa e ora ceduto alla Fiorentina. Lei paga qualcosa in particolare?
«Non credo. A fine campionato ho chiesto di parlare con l´allenatore. Mi ha spiegato che avrebbero riscattato Radu e che si voleva dare più spazio a Kolarov. Non mi ha detto che dovevo andar via ma solo che se fosse arrivata qualche offerta l´avrebbero valutata».
Perché allora non le è stato permesso di partire per il ritiro?
«È quello che ancora mi chiedo. Dopo cinque anni con la maglia della Lazio mi aspettavo maggiore rispetto. Avendone parlato prima non c´era motivo di comportarsi in questo modo».
Chi ha deciso di lasciarla a Roma?
«L´allenatore».
Ha provato a chiedere spiegazioni?
«Non l´ho fatto perché era inutile. Sapevo di dover lasciare la Lazio a breve e non volevo creare ulteriori polemiche».
Quando le è stato comunicato che non sarebbe partito?
«Solo il giorno prima. Mi ha chiamato Manzini (team manager, ndr) e mi ha detto di disfare le valigie».
Con Lotito invece ha parlato?
«Sì e gli ho chiesto del perché di questa decisione così drastica».
E cosa le ha risposto?
«Mi ha detto che il tecnico gli aveva comunicato di voler agire così».
Ma lei si è dato una risposta dell´atteggiamento di Rossi?
«Lui in generale non è una persona che ha molto dialogo con i calciatori. Si è assunto delle responsabilità e la società le ha avallate. Miei errori? Nella vita ci si rimprovera tante cose. È chiaro che a volte ci sono state delle discussioni ma accade ovunque. Figuriamoci in un ambiente come il nostro dove ci sono tanti interessi in ballo».
Dopo la mancata partenza, la decisione di inviare la lettera alla Lega.
«Era l´unica cosa che potevo fare».
I suoi ex compagni di squadra, si sono fatti sentire?
«Sì, non tutti (sorride) ma la maggior parte mi ha augurato buona fortuna. Poi nella vita mai dire mai. Io sono qui in prestito, vediamo l´anno prossimo che succede».