SS Lazio: Giuseppe Diana e Casalesi, tra rifiuti e calcio (Ansa)
Il clan dei Casalesi è considerato la più agguerrita e potente tra le cosche di camorra. Una ‘holding’, che ha spartito i suoi affari tra la gestione dei rifiuti, il mercato immobiliare, la droga. Dovunque e in qualsiasi modo. Affari che spesso sono stati gestiti in prima persona dal boss Giuseppe Diana, anche lui dietro il tentativo di scalata alla società quotata SS Lazio. È lungo il curriculum di Diana. Era latitante da oltre due anni quando il 7 luglio nel 2006 fu arrestato. Per lui, 61 anni, ritenuto elemento di spicco del clan camorristico dei Casalesi, allora le accuse riguardarono infiltrazioni camorristiche nella società mista Eco 4 che si occupava della raccolta di rifiuti in 18 comuni del Casertano. Ma per Diana, titolare di una serie di società del Casertano che operano nel settore della commercializzazione del gas, c’era anche altro: la scalata alla Lazio. Gli inquirenti già un anno fa ipotizzarono che la disponibilità di 21 milioni di dollari, somma proposta per rilevare la società calcistica fosse collegata ai rapporti che Diana aveva con esponenti del gruppo di Mondragone del clan dei Casalesi. Una figura, Diana, legata anche a Michele Orsi, l’imprenditore ucciso lo scorso 8 giugno a Casal di Principe: aveva testimoniato nel processo che lo vedeva imputato per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti. E poi ancora, l’ultima condanna, all’ergastolo, arriva con il processo Spartacus che ha ricostruito anni di omicidi e faide. I Casalesi, che prendono il nome dal comune di Casal di Principe, nel Casertano, loro ‘quartier generalè, rappresentano l’esempio più concreto ed evidente della cosidetta ‘camorra imprenditricè: che ha alternato strategie stragiste a logiche imprenditoriali, che si è infiltrata nelle amministrazioni pubbliche, che controlla interi settori (calcestruzzo, imprese edili, allevamenti bufalini, distribuzione) e che ha lucrato, per decenni, nello smaltimento illecito di rifiuti.