SS Lazio, Casalesi volevano riciclare 24 mln di euro (AdnKronos)

Il clan camorristico dei Casalesi voleva acquistare la Ss Lazio col fine di riciclare grosse somme di denaro, frutto di attività estorsive. La collaborazione tra Digos, Nucleo speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e Tenenza di Mondragone (Caserta), oltre alle dieci ordinanze di custodia cautelari emesse questa mattina, ha portato al recupero di circa due milioni di euro. La somma totale che il clan doveva riciclare, però, si aggira intorno a 24 milioni di euro, soldi che dopo essere stati trasferiti all’estero sarebbero dovuti tornare in Italia attraverso istituti bancari tedeschi, svizzeri e ungheresi. Un ruolo primario nel tentativo di riciclaggio del denaro sporco sarebbe stato svolto da Giuseppe Diana, già detenuto nel carcere di Opera in regime di 41bis. Rappresentante della Nuova Diana Gas, una società che gestisce gas nel territorio di Mondragone, Giuseppe Diana avrebbe fatto da tramite con il clan camorristico dei La Torre, legato ai Casalesi, tentando di sponsorizzare il team biancoceleste per Coppa Uefa e Coppa Italia 2005. In particolare, Diana avrebbe offerto alla Ss Lazio due milioni di euro che la dirigenza avrebbe rifiutato perchè insospettita dal fatto che fossero in contanti. Parallelamente, l’ex capitano della squadra biancoceleste Giorgio «Chinaglia - ha spiegato il dirigente della Digos Lamberto Giannini - ha funzionato da figura carismatica utile al clan camorristico perchè capace di creare il consenso dei tifosi sulla cessione della società calcistica». Nel 2006, insieme ad altri esponenti dell’organizzazione criminale e al fine di ostacolare l’individuazione dell’origine illecita delle somme, Chinaglia aveva reso dichiarazioni alla stampa e alla Consob sull’interessamento all’acquisto della società calcistica da parte di un’azienda farmaceutica ungherese, la Richter Gedeon Rt, col fine, secondo gli investigatori, di provocare forti oscillazioni al titolo della Lazio e indurre Lotito a cedere la propria quota di maggioranza. Per questo, il Tribunale di Roma ha emesso nell’ottobre del 2006, cinque ordinanze di custodia cautelare per aggiotaggio informativo.