Scalata Lazio: Casalesi fecero leva su ‘cuore’ biancoceleste con Chinaglia (Omniroma)

SCALATA LAZIO,’CASALESI’ PROVARONO AD ACQUISTARE:10 ORDINI ARRESTO

(OMNIROMA) Roma, 22 lug - Le “mani” della camorra sulla Lazio. I clan dei Casalesi pronto ad acquisire la società biancoceleste per “pulire” i proventi di attività illecite. A scoprirlo, l’indagine compiuta dalla Guardia di Finanza di Roma, da quella di Caserta e dalla Digos di Roma. Dieci le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dall’autorità giudiziaria. Tra esse spunta di nuovo il nome di Giorgio Chinaglia, l’ex bandiera della Lazio già coinvolto nelle prima tranche dell’inchiesta sulla scalata alla Lazio. Questa volta per tutti l’accusa è di riciclaggio. “Non abbiamo mai smesso di indagare - spiegano Gianluca Campana, capo ufficio operazioni del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza e Francesco Mattana comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caserta - siamo riusciti ad individuare una grossa somma, circa 24 milioni di euro, frutto di attività illecite pronta per essere ‘investita’ nella scalata alla Lazio. Finora di questa somma sono stati recuperati e sequestrati 2 milioni di euro”. Ma come pensava la camorra di “acquistare” la Lazio?. “Il loro principale obiettivo era quello di fare leva sul ‘cuore’ biancoceleste - proseguono Campana e Mattana - Per questo si sono affidati a Giorgio Chinaglia, l’unico che potesse fare da tramite tra loro e una parte della tifoseria. Lotito si è trovato quindi accerchiato. Da una parte le minacce personali e alla famiglia da parte di un gruppo della tifoseria laziale, ormai ben noto alle cronache ma che in questo momento sembra estraneo a questa seconda tranche di inchiesta, e all’altra la cordata guidata da Chinaglia. Sono state proprio le anomale oscillazioni in Borsa del titolo, dovute alle uscite pubbliche di Chinaglia a mettere in moto la magistratura. Lo stesso ex calciatore avrebbe ricevuto dal clan circa 700mila euro per ‘prestare’ la sua faccia a tutta l’operazione”. Da qui le 10 ordinanze di custodia cautelare. Sette di queste sono state eseguite con altrettanti arresti. Tre, invece, i latitanti, tra i quali lo stesso Chinaglia che si trova attualmente in America e che era già stato colpito da un precedente ordine di arresto. Tra gli arrestati spicca il boss dei Casalesi Giuseppe Diana al momento in carcere, in regime di 41 bis, per precedenti reati. L’organizzazione era composta anche da un tesoriere, da un commercialista e da un faccendiere ungherese.