Il numero 1 (Il Messaggero)

di GABRIELE DE BARI

AURONZO DI CADORE - Tocca al nuovo numero uno interrompere il lunghissimo silenzio stampa, l’argentino chiamato a difendere la porta biancoceleste spezza il ghiacco con bella personalità. Per un anno è stato costretto a seguire la Lazio alla tv ma adesso Juan Pablo Carrizo è deciso a recuperare il tempo perso, per problemi legati al passaporto, che ne hanno ritardato l’arrivo in Italia. «Peccato essere arrivato in ritardo, ma il più grande rimpianto è stato quello di non aver potuto giocare la Champions League. Però credo che presto torneremo in questa competizione». Sorridente, disponibile, felice. «E’ stato un inizio molto positivo, con il gruppo mi sono subito trovato a mio agio, i compagni mi hanno aiutato nell’apprendere un po’ l’italiano, spiegandomi anche cos’è la Lazio. Mi hanno parlato bene dei tifosi, so che sono sempre molto vicini alla squadra. Ho legato in particolare con Pasquale Foggia, una persona simpatica e disponbile, oltre che un bravo calciatore».
Un impatto pesante con i metodi di Rossi, ma Carrizo si è subito calato nella parte con il massimo impegno. Soprattutto la preparazione dei portieri è molto diversa rispetto all’Argentina, sicuramente più dura, ma anche più efficace. Consente di eliminare alcuni difetti, di migliorare la tecnica, di esprimere sempre tutte le qualità. Con il preparatore Grigioni l’intesa nel lavoro è perfetta e anche quella con Muslera. Al momento della scelta dei numeri, Fernando è stato carino nel cedermi il suo numero uno. E lo ringrazio per questo gesto di cortesia. Grigioni mi ha raccomandato di evitare i ”giochetti”, un consiglio che ascolterò. In Italia occorre stare molto attenti per evitare brutte sorprese».
Carrizo già pensa al derby, e non solo. «Ai derby sono abituato, affrontando il Boca. Nel campionato italiano, oltre a Totti, ci sono tanti bravi attaccanti, perciò bisognerà sempre avere la massima concentrazione. Cercherò di parare il più possibile perché voglio meritarmi la fiducia della società e dei tifosi che, anche in questi primi giorni di ritiro, mi dimostrano affetto e simpatia». Il portiere e il connazionale Zarate catalizzano la maggior parte degli interessi degli sportivi negli allenamenti e nelle partitelle ad Auronzo: sono le due novità sulle quali si appuntano molte delle speranze biancocelesti. «Anche Zarate si sta ambientando nel gruppo. Farà sicuramente bene perchè è forte, tecnico, rapido. Penso sia stato proprio un ottimo acquisto».
Il ventiquattrenne argentino stima particolarmente tre colleghi. «Buffon, Julio Cesar e Canizares. Però, da ragazzino, il mio idolo era Mondragon». Con la Lazio è stato subito amore e, proprio alla Lazio, si affida per realizzare il suo sogno. «Aspetto il mio turno, ma spero di diventare presto titolare della nazionale. E, giocando bene in una società così importante e in un campionato difficile, avrò la possibilità di arrivare a questo traguardo. Dipenderà solo dal mio rendimento sul campo». Sulla difesa a tre, sperimentata dall’allenatore in questo scorcio di preparazione, Carrizo esprime giudizi positivi. «Nessun problema tattico, mi sono trovato in sintonia con i compagni di reparto. Accettiamo serenamente le scelte del tecnico». Più che il lavoro, al portiere, pesa l’assenza della figlioletta Delfina. «E’ in Argentina, insieme a mia moglie, la sua mancanza si fa sentire ma, appena torneremo a Roma, dopo il ritiro, la famiglia mi raggiungerà in Italia».

(fonte: Il Messaggero.it)