Matuzalemania. Altro botto Lazio (Gazzetta dello sport)

DAVIDE STOPPINI - Venticinque luglio 1999, amichevole Napoli-Mestre: «Quel giorno capii che avevo fra le mani uno fuori dal comune ». Quel giorno Walter Novellino era l’allenatore del Napoli: «Perdevamo, la squadra non andava. In mezzo al campo avevo Goretti, che rientrava dopo un infortunio. Nel secondo tempo cambiai tutto, misi dentro ‘sto ragazzino di nome Matuzalem e cominciò il divertimento. Pensai: “Questo qui non esce più”». E non uscì più davvero: 33 gare su 38 e promozione in A.

Come un padre Novellino sta a Matuzalem un po’ come Fascetti sta a Cassano. «A Napoli arrivò a 19 anni su intuizione di Filippo Fusco — ricorda il tecnico —. Era un bambino, mi chiedeva gli stessi consigli che un figlio vuole da un padre. E così capitava che in qualche notte dovevo andare a recuperarlo in giro per la città. Gli voglio bene, perché è una persona sincera, un ragazzo che sa ascoltare e non di quelli che fanno finta e poi si girano dall’altra parte. Do un consiglio a Delio Rossi: fatelo sentire coccolato». Tecnicamente il giocatore non si discute: «Io poi l’ho allenato anche a Piacenza, ma me lo porterei dovunque — ancora Novellino —. L’avessi avuto al Torino un anno fa! La Lazio fa un gran colpo, sicuro. È uno che può fare tutto e sa fare tutto. Pensate, mi dicevano che era lento, io a Piacenza lo facevo giocare pure da esterno sinistro…». Rossi, che ad Auronzo sta provando anche il centrocampo a cinque, può stare tranquillo: «Sa fare l’interno sinistro, ma può anche sostituire Ledesma. È uno cattivo, veloce, che imbuca il pallone con tutti e due i piedi. Il suo limite? Segna pochi gol, dovrebbe farne molti di più».

La storia E in Brasile, all’inizio, lo apprezzavano per questo: 3 reti nel Mondiale Under 17 in Egitto del 1997. Cominciarono a chiamarlo Matuzalem per la maturità che mostrava in campo. Arrivò a Napoli e Alemao lo dipinse così: «È il nuovo Falcao ». Boom. Fabio Capello se ne innamorò nell’inverno 2003 e l’avrebbe voluto al posto di Emerson, ma lui volò in Ucraina. Due estati fa lo Shakhtar Donetsk gli promise che lo avrebbe ceduto per 10 milioni, poi però ne continuava a chiedere 20 a Palermo, Atletico Madrid e Valencia. Così Matuzalem imitò lo scozzese Webster e, secondo caso al mondo, fece valere l’articolo 17 e se ne andò a Saragozza. Il 29 febbraio scorso la Fifa ha stabilito in 6,8 milioni di euro il parametro che il brasiliano deve versare allo Shakhtar. Sia il club ucraino sia il giocatore hanno fatto ricorso: la decisione a settembre. Intanto, non è che in Spagna se la sia spassata: 13 presenze, un gol e la rottura parziale dei legamenti del ginocchio sinistro, con tanti ringraziamenti a Yaya Touré del Barcellona. Un motivo in più, forse per scappare. Ieri Matuzalem ha passato il pomeriggio con il resto della famiglia, raccontando la svolta nella trattativa con la Lazio. Ora aspetta solo di risolvere un piccolo problema legato al passaporto del figlio. Poi a Roma sarà Matuzalemania.