Passaporti falsi, scandalo bis (Corriere della sera)

ROCCO COTRONEO - Non ha mai smesso di funzionare la fabbrica argentina dei passaporti, la scorciatoia per il sogno europeo di molti giovani calciatori, in barba alle leggi e ai regolamenti. L’operazione scattata giovedì sera in Argentina ha appunto numeri da media azienda: 600 uomini della polizia hanno effettuato 110 perquisizioni, i documenti sospetti sono almeno 300 e addirittura 40 le persone già finite in galera. Prime pagine dei giornali a Buenos Aires e polemiche a non finire: non solo perdiamo i nostri migliori talenti, ma concediamo loro di andarsene gabbando la legge. Stavolta la bufera non porta con sé un nome celebre come quello di Juan Sebastian Veron (scandalo analogo 9 anni fa, poi il giocatore della Lazio venne scagionato), ma tocca ugualmente il calcio italiano. Le indagini hanno evidenziato alcuni tentativi, poi non riusciti, di «italianizzare» Juan Pablo Carrizo, portiere passato dal River Plate alla Lazio poche settimane fa e German Denis, oggi al Napoli, ex Independiente. A Carrizo il consolato italiano di Buenos Aires aveva già negato la richiesta di passaporto lo scorso anno, a causa dell’irregolarità della documentazione presentata. I due sono poi entrati comunque come extracomunitari. Altri nomi che appaiono nell’inchiesta sono quelli di Juan Forlin, Maximiliano Scaparoni e Gonzalo Bergessio, tutti giovanissimi e finiti a giocare in Spagna e Portogallo. Le indagini hanno rivelato che le organizzazioni truffaldine si sono evolute, non limitandosi solo a falsificare i documenti che servono a provare le supposte origini italiane (un classico è la scoperta di un bisnonno), ma anche le trascrizioni degli atti con i timbri e persino le firme dei nostri diplomatici. È apparsa determinante proprio la denuncia del console generale a Buenos Aires, Giancarlo Curcio. «Abbiamo consegnato agli investigatori una mole considerevole di documenti. Riguardavano casi sospetti sui richiedenti e sulle numerose agenzie e studi giuridici che si occupano del riconoscimento di cittadinanza», spiega il diplomatico. Gli inquirenti ammettono che i nostri consolati sono vittime della truffa, ma si sta indagando — rivelava ieri il quotidiano Clarin — anche su un impiegato della sede diplomatica e su un complice in un comune italiano.

La corsa al passaporto italiano è un fenomeno di massa tra i discendenti dei nostri emigrati, soprattutto in Argentina e Brasile. Poiché la nostra è la cittadinanza più facile da ottenere — e trovare un antenato non è poi così difficile — la voglia di diventare italiani è frequente anche tra chi poi vuole andare a lavorare (o giocare a pallone) in un altro Paese della Ue senza le limitazioni imposte agli extracomunitari. Le pratiche complesse e i tempi lunghi hanno fatto fiorire molte organizzazioni specializzate, alcune delle quali negli ultimi anni sono poi sconfinate nell’illegalità. Queste agenzie sono quasi tutte gestite da donne, il che spiega perché 32 dei 40 arrestati nelle ultime ore sono di sesso femminile.

Per il calcio argentino il colpo è ancora più duro, perché l’inchiesta tocca club di rango e mediatori conosciuti. Le perquisizioni hanno riguardato il Lanus e l’Independiente. Si sospetta che in alcuni casi fossero le società a includere nel pacchetto di trasferimento del giocatore in Europa la creazione della documentazione. «Di certo — spiega il console Curcio — molte falsificazioni sono avvenute senza che il soggetto ne fosse a conoscenza. In alcuni casi, poi, si sono usate pratiche illegali senza che ce ne fosse bisogno, perché la persona aveva effettivamente diritto alla cittadinanza italiana».