Lazio svolta obbligata «Torniamo grandi!» (Gazzetta dello sport)

STEFANO CIERI - «Torniamo in Europa». Il tam-tam parte da Sebastiano Siviglia. E si diffonde in un baleno da Valmontone fino a Formello, passando per quella Roma laziale che pare essere di nuovo pervasa di febbre biancoceleste. «Torniamo in Europa» è il coro che, di rimando, si leva da uno spogliatoio che non ha ancora del tutto risolto i problemi che lo hanno attraversato nella passata stagione, ma che ha una voglia matta di voltare pagina e di ripartire. La meta è già fissata: riconquistare quella Europa che dopo averla sedotta un anno fa con il profumo della Champions ha ora abbandonato la Lazio.

Bagno di folla Lo slogan è anche una promessa. Perché quel «torniamo in Europa» Sebastiano Siviglia lo dice, a nome della squadra, davanti ai due mila tifosi accorsi all’Outlet di Valmontone per assistere alla presentazione delle maglie ufficiali, primo atto della nuova stagione. «Da domani (oggi, ndr) penseremo a lavorare sodo e a parlare poco. Ma un impegno lo prendiamo: riporteremo la Lazio in una competizione europea». «Sì, è anche una questione di riconoscenza per la vostra passione, che è davvero sconfinata» aggiunge Ousmane Dabo, sotto lo sguardo accondiscendente di Delio Rossi.

Paraje er cucchiaio L’Europa, del resto, è anche il chiodo fisso dei due nuovi acquisti, anche loro presenti al bagno di folla di Valmontone. Juan Pablo Carrizo e Mauro Zarate sono sorpresi da tanto entusiasmo. Non se lo aspettavano. Eppure non è che arrivino da un Paese in cui il calcio sia vissuto con distacco. Pronunciano in spagnolo le loro prime parole pubbliche da biancocelesti. Ma la gente laziale li comprende benissimo. «E’ stupendo essere qui in mezzo a questa folla. Vi ripagheremo di tanto affetto. E l’Europa la vogliamo a tutti i costi anche noi». Il boato dei tifosi si trasforma subito in cori. Paraje er cucchiaio, quello rivolto al nuovo portiere. Inutile dire a chi. Perché se è vero che riconquistare l’Europa è la missione, superare la Roma di Totti resta il chiodo fisso.

Il lavoro di Rossi Delio Rossi lo sa e già da oggi comincerà a lavorare per questo nello splendido scenario di Auronzo di Cadore. Il compito che lo attende non è facile. Bisogna voltare pagina rispetto al recente passato. Ha chiesto ed ottenuto una rosa «asciugata» per lavorare in serenità (e così parallelamente a quello di Auronzo ci sarà un ritiro precampionato anche a Formello). Adesso può effettivamente rilanciare il suo progetto. Magari con la novità tattica del 3-4-3. «E’ un’idea. La verificheremo al momento giusto». Il mercato lo soddisfa, ma fino a un certo punto: «Carrizo e Zarate sono due ottimi elementi, ma la rosa va completata. Prima di comprare altri giocatori dobbiamo però vendere quelli in esubero e non è facile». Anche perché manca un d.s. «E’ una figura dalla quale non si può prescindere. Sabatini? Sapevo che sarebbe andato via, ma non sapevo che sarebbe andato al Palermo. Ci sono rimasto male».