Carrizo si sbilancia: “E’ Lazio Champions” (Gazzetta dello sport)
ELISABETTA ESPOSITO - «Posso andare a salutare i tifosi?». Certo. Aprite i cancelli di Formello, Juan Pablo Carrizo vuole festeggiare il suo arrivo tra la gente. Un centinaio di persone, giunte al centro sportivo biancoceleste per salutarlo. Lui si è lasciato circondare, ha firmato autografi, fatto foto, baciato i bambini e le tifose più audaci. Finalmente è a Roma. Finalmente può indossare la maglia della Lazio. E in italiano azzarda: «Voglio ringraziare tutti i tifosi per avermi aspettato tanto». Un anno. La presentazione di ieri avrebbe dovuto svolgersi un anno fa, poi le complicazioni per il passaporto lo hanno costretto a tornare in Argentina. Ora è tutto passato, è stato tesserato da extracomunitario.
Si ricomincia da capo, Carrizo.
«Questa è una giornata molto importante per me, ho sempre sognato il campionato italiano. Ora voglio dare il massimo e continuare la tradizione di grandi portieri che può vantare questa società. Gente come Peruzzi, un giocatore di personalità e che è riuscito a vincere tanto.
Dicono che gli somiglio, spero di fare altrettanto bene».
Arriva a Roma con quali ambizioni?
«I problemi con il passaporto mi hanno impedito di giocare la Champions League. Ora voglio riconquistarla e sono certo che questa squadra ha il potenziale per farlo».
Ha visto giocare la Lazio?
«Sì, e mi piace come si muove in campo. Delio Rossi è un allenatore che stimo. Ho visto anche la sfida vinta contro una Roma strafavorita. È stato un piacere anche per me, visto che abbiamo battuto i nostri rivali storici. E poi il derby è il match dell’anno qui e voglio vincerlo. Da piccolo sognavo di giocare Boca- River, ci sono riuscito. Ora mi aspetta un’altra grande classica del calcio mondiale. E il fatto che da un lato ci siano tanti argentini e dall’altro tanti brasiliani è un valore aggiunto».
Con Zarate e Ledesma siete tre. Ma può arrivare anche Fernandez.
«Zarate è tecnico e rapido, sarà utilissimo. Fernandez è un tipo alla Camoranesi, ottimo giocatore davvero».
Quanto è stata dura tornare in Argentina la scorsa estate?
«All’inizio sono stato malissimo, non me l’aspettavo. Volevo restare a Roma perché sapevo che la Lazio stava facendo l’impossibile per me, ma il passaporto non era mai pronto. Sono tornato al River e ho anche vinto lo scudetto. Sapevo di dover fare bene per mantenere vivo l’interesse della Lazio».
Quali sono le sue doti migliori?
«Sono forte con le gambe, agile e ho buoni riflessi. La gambeta
(il suo caratteristico dribbling sull’attaccante avversario, ndr)? È una cosa che mi distingue dagli altri portieri».
Ha un modello?
«Cerco di rubare i segreti di tutti gli altri portieri. Ma stimo Julio Cesar, Buffon e Canizares».