L’ombra di un illecito sulle ultime due giornate di campionato (Il Messaggero)
di DANIELE MAGLIOCCHETTI
ROMA - Ci risiamo. E’ scoppiato l’ennesimo caso estivo nel calcio. Nei guai, sono Atalanta, Livorno e ben cinque giocatori delle due squadre. Il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha deferito le due società per responsabilità oggettiva, più il capitano dell’Atalanta, Bellini e quattro livornesi Balleri, Grandoni e i due gemelli Antonio e Emanuele Filippini. L’accusa è di essersi accordati per alterare le due partite di campionato, d’andata e ritorno. Per la prima gara, si legge nella nota della Figc, «per aver concordato il risultato di pareggio, poi concretamente conseguito». L’andata termina 1-1. Mentre per il ritorno, sempre secondo la procura federale, di aver tentato di alterare l’esito dell’incontro. Cioè, dovevano essere due pareggi, almeno secondo l’accusa. Non è tutto. Ogni singolo giocatore ha un capo d’accusa davvero pesante, soprattutto i due capitani, Balleri e Bellini. Entrambi avrebbero violato l’articolo 7 comma 1 della giustizia sportiva, con il livornese che è stato deferito anche per aver tentato di aggredire Padoin (autore al 43′ st del gol della vittoria dell’Atalanta nella gara di ritorno giocata il 4 maggio: la partita finisce 3-2 per i bergamaschi) e pure per non aver collaborato con la Procura. Cosa, quest’ultima, contestata anche a Bellini. Tutti e due, se l’illecito venisse dimostrato, rischiano una pena durissima che va da un minimo di 3 anni a un massimo di 5 anni di squalifica, più la richiesta di radiazione.
Gli altri giocatori, i Filippini e Grandoni, sono stati accusati di aver violato gli articoli 7 comma 7 e 1 comma 1 del codice di giustizia sportiva. «In linea di principio, se venisse provata l’omessa denuncia e la violazione dell’articolo 1, i calciatori in questione rischiano una sanzione pesante fino a un massimo di 3 anni di squalifica», spiega l’avvocato Mario Stagliano, ex vice-presidente dell’Ufficio Indagini. Per quanto riguarda le due società le cose non sono molto leggere. C’è chi pensa che potrebbero essere retrocesse entrambe per responsabilità oggettiva: l’Atalanta in B, il Livorno in C. Ma probabilmente non andrà in questo modo. Alla fine se la Procura dovesse accertare l’illecito dei calciatori ai due club verrà inflitta una penalizzazione di 5 punti da scontare nella prossima stagione. E’ tutto da verificare, anche perché non è la prima volta che la Procura si trova davanti a casi analoghi, poi terminati in una bolla di sapone. Nel ’99 a finire nell’occhio del ciclone furono Venezia e Bari, con il povero brasiliano Tuta che al novantesimo segnò la rete della vittoria dei veneti, ma fu l’unico a festeggiare. Negli spogliatoi fu rimproverato dall’allora suo capitano Pippo Maniero. «Raccogliemmo tanti filmati e sentimmo diversi giocatori di quella partita, ma alla fine non si riuscì a provare nulla e furono tutti assolti», racconta a distanza di tempo lo stesso Stagliano, con un po’ di rammarico. Il primo a gettare acqua sul fuoco, ma nei prossimi giorni ce ne saranno altri, è Del Neri, tecnico dell’Atalanta. «Ma quali accordi, non scherziamo. Di sicuro si è trattato di fatti molto enfatizzati». E poco importa se uno dei due Filippini, con la bava alla bocca, ha rincorso per tutto il campo e fin dentro gli spogliatoi il povero Padoin. Ma per Del Neri è tutto normale: «Il nervosismo era lampante, ma era dovuto al fatto di aver perso la gara in quel modo nel finale». Certo, come no. Olanda-Romania magari può insegnare qualcosa.