“Riaparecido” Cesar: vuole la Lazio (Corriere della sera)
PIETRO PINELLI - Ecco un giocatore che vuole tornare. Parola di Aparecido Cesar: «Amo la città e gli appassionati biancocelesti»
Sta trascorrendo le vacanze con la famiglia in Sardegna in attesa della chiamata giusta, quella del cuore. Un legame forte, un addio che è sembrato sempre un arrivederci. E se per molti la Lazio è un trampolino di lancio, per Aparecido Cesar è un punto di ritorno, perché l’amore che nutre verso questi colori e questa gente va al di là di un semplice contratto. E così «Cesaretto», come è stato ribattezzato dai tifosi laziali sogna di indossare nuovamente la maglia biancoceleste. «E tornare da campione d’Italia a Roma è per me motivo di grande soddisfazione ».
Ma è soltanto un suo sogno quello di voler tornare alla Lazio o c’è qualcosa di concreto?
«È un mio desiderio forte, che si basa su fatti accaduti. A gennaio c’è stato un primo contatto con la società. Con il presidente Lotito ci siamo spesso sentiti ed io gli ho sempre ribadito la volontà di tornare. Roma per me è importante sia dal punto di vista familiare che professionale. Amo questa maglia e questi tifosi. Io non sapevo come andava a finire all’Inter ma in testa avevo già la Lazio. Stavo giocando per vincere uno scudetto ma il mio pensiero e desiderio era quello di tornare a Roma. Al presidente Lotito ho sempre detto che ne avremmo riparlato a fine stagione».
E poi che cosa è successo?
«L’ho richiamato, ci siamo parlati serenamente. Lui mi ha confermato di essere interessato ad un mio ritorno a Roma, ma ha spiegato che prima deve vendere, perché la Lazio ha in rosa tanti giocatori. Io gli ho detto che sono disposto anche a fare il quarantaduesimo della lista. C’è la volontà reciproca affinchè questo matrimonio vada a buon fine. Certo se mi chiamassero domani sarebbe meglio, per una mia tranquillità personale. Io non ho posto scadenze e se mi si dovesse presentare una situazione concreta prima di prendere qualsiasi decisione ascolterei la Lazio».
Ha altre offerte?
«C’è un discorso con la Sampdoria e poi ho ricevuto offerte dall’Inghilterra ma di andare all’estero per il momento non ci penso proprio ».
Cosa la lega alla Lazio?
«Sia quando ero all’Inter che a Livorno mi sono sempre sentito vicinissimo a questa maglia. Il rapporto con la società è stato sempre buono. Sono andato via senza sbattere la porta, c’è sempre stato un grande feeling. Con Lotito ci siamo chiariti, anche se il calcio spesso ti porta su altre strade».
Lei è uno dei pochi ex laziali che all’Olimpico non è stato fischiato dai tifosi.
«Con i tifosi laziali c’è grande rispetto. Sono stato l’unico ex a non essere stato fischiato. Con la gente c’è un rapporto particolare e questo per me è motivo di grande soddisfazione».
Se dovesse tornare, sarebbe l’unico brasiliano in una Lazio targata Argentina.
«Anche all’Inter era così e mi sono trovato benissimo. L’importante, al di là della rivalità campanilistica tra noi e gli argentini, è di mettere i colori della Lazio davanti a tutto».
All’Inter l’avventura è finita male.
«Mi vedevano come un giocatore legato a Mancini. Mi dispiace il modo in cui è finita questa avventura. In società ho parlato con delle persone che mi avevano garantito la riconferma poi le cose sono cambiate e nessuno mi ha detto ciao e grazie. Oggi io posso guardare tutti negli occhi, altri non so. Dopo lo scudetto, Moratti mi ha detto: “Non ti preoccupare, con te facciamo noi”. Il presidente non si è più fatto vivo».