Asso di Fiori, 68.000 euro al minuto (Il Messaggero)
di DANIELE MAGLIOCCHETTI
ROMA - Valerio Fiori, da “portiere saponetta” a calciatore vincente e soprattutto più pagato della storia del calcio italiano in rapporto ai minuti giocati. Un record, bello, brutto o gratificante, fate voi, ma è pur sempre un primato che difficilmente qualcuno potrà togliergli. E che merita di essere raccontato. Sia chiaro si sta parlando di un ragazzo per bene, taciturno e dal carattere forte che sin da piccolino si era messo in testa di fare il calciatore. E si direbbe che ci è riuscito a metà. Almeno fino al ’99, quando è passato al Milan e ha appeso gli scarpini al chiodo o giù di lì. Già perché da quando ha indossato la maglia rossonera avrà pure guadagnato molto, ma non si può certo dire che il campo lo abbia visto protagonista.
Ma andiamo con ordine. Il ragazzo di Montesacro aveva anche cominciato bene la sua carriera di portiere, debuttando a soli 19 anni in serie A con la maglia della Lazio. Già, la sua Lazio. Non una squadra di poco conto, soprattutto per lui, romano e biancoceleste nel cuore. Tutto fila liscio, fino alla sera del 28 gennaio del 93. Una sera maledetta per Fiori: una punizione battuta da Scifo gli scappa dalle mani e gli passa sotto le gambe. Gol e apriti cielo. E’ la fine dell’ascesa. L’inizio del dramma. E Valerio per tutti diventa “saponetta Fiori”. E così la giovane stella si spegne e non si rialza più. Nello stesso anno, a causa dello scetticismo dei tifosi, è costretto a emigrare a Cagliari. Da qui in poi, e fino al ’99, cambia squadra tante volte: dall’isola si sposta a Cesena, poi a Firenze e Piacenza.
Ma è proprio l’ultima esperienza in terra romagnola a restituirgli la fama perduta. Almeno, è quello che pensa lui. Al Milan piace e lo porta a Milanello in mezzo a tanti campioni. Cambia la storia. Cambia tutto per “saponetta” Fiori che già pregusta la rivincita. Ma le aspettative del portiere di Montesacro vengono un po’ disattese. Ed è da qui che ha inizio il piccolo-grande record di Valerio che, in ben nove anni di Milan, colleziona appena un paio di presenze, una in campionato e una in coppa Italia. Due partite pagate a peso d’oro. Poco campo e parecchio tempo libero, dunque. Tant’è che Valerio, sa come impiegarlo: si laurea in giurisprudenza. Da saponetta ad avvocato. Il Milan è così fiero del suo ragazzo che, attraverso il sito ufficiale del club, lo celebra a dovere. Ma la gloria, quella vera, è lì, dietro l’angolo. Quei 145 minuti racimolati in nove anni che, in proporzione allo stipendio percepito nelle tante stagioni, oltre 10 milioni di euro, lo portano a superare campioni affermati e superpagati. Cifre da capogiro che, forse, nemmeno Cristiano Ronaldo, riuscirebbe a toccare se andasse davvero al Real Madrid. Sono 68.965 euro al minuto. Incredibile. Senza contare, ovviamente, i premi per 1 scudetto, 2 Coppe Campioni, 2 Supercoppe Europee, 1 coppa Italia, 1 Supercoppa di Lega e 1 coppa Intercontinentale, vinte e viste interamente e rigorosamente dalla tribuna. Niente male davvero per uno che veniva sbertucciato da un Olimpico intero, sponda laziale e ovviamente romanista. Senza contare che in quelle due partite nelle quali ha giocato, il Milan ha vinto una e perso l’altra, subendo quattro reti in tutto. Valerio Fiori, comunque, ha disputato due ottime prestazioni, soprattutto quella del 18 dicembre del 2003 in coppa Italia contro la Sampdoria, dove è risultato determinante per il passaggio del turno. Per i rossoneri di Ancelotti quella era un appuntamento fondamentale, anche perché la squadra era reduce da una bruciante sconfitta ai rigori in coppa Intercontinentale contro il Boca. E un’altra batosta non sarebbe stata digerita affatto. Fiori subentra al 35’ del primo tempo a causa di un infortunio di Abbiati. I blucerchiati vedono il Milan in difficoltà e attaccano a testa bassa. Sono rispettivamente Doni, Palombo, Zenoni e Volpi che impegnano severamente il portiere. Fiori è protagonista di una grande parata proprio su Volpi a pochi minuti dalla fine. I pochi di San Siro si alzano in piedi e, finalmente, lo applaudono per la sua prestazione. Al termine del confronto i rossoneri riuscirono a battere per 1-0 la Sampdoria e approdare ai quarti contro la Roma.
Ben poca gloria, invece, la partita del 25 maggio dello stesso anno, dove il portiere si trova titolare a Piacenza per l’ultima di campionato, ma con un Milan pieno zeppo di giovani. Finisce 4-2 per il Piacenza, ma il portiere, grazie alle sue parate, evita un passivo ancora più pesante. Per poco il ragazzo venuto da Roma non esordisce quest’anno in Champions contro l’Asernal. Dida era infortunato e Kalac aveva un dito malandato, ma alla fine l’australiano è riuscito a recuperare con Fiori che si è accomodato in panchina. Peccato poteva essere un saluto in grande stile, invece, il suo è stato un addio al calcio silenzioso. Proprio lui che con quell’ingaggio da record meritava ben altro. Il suo futuro sarà ancora al Milan, e sempre in mezzo ai pali, visto che sarà lui a preparare Abbiati, Dida e Kalac. E con un maestro così si può solo imparare. Di sicuro, come guadagnare.
(Valerio Fiori è nato a Roma il 27 aprile del 1969. calcisticamente è cresciuto nell’AS Montesacro, club legato alla Lodigiani. Nell’85 passa alla terza società della capitale e esordisce in C2. L’anno successivo passa alla Lazio e dopo due anni di Primavera fa il salto in prima squadra e debutta in serie A l’8 gennaio dell’89 contro la Fiorentina. In biancoceleste colleziona 117 presenze. Nell’estate del 1993 il club laziale lo cede a titolo definitivo al Cagliari. In rossoblu resta tre stagioni con 82 presenze, ma nel 96 decide di andarsene al Cesena in serie B, dove colleziona appena 18 presenze. Nel 1997 passa alla Fiorentina dove resta una sola stagione, giocando una partita. Nel 98 cambia ancora e va a Piacenza, dove gioca titolare per ben 28 volte. L’anno successivo passa al Milan, con il ruolo di terzo portiere, dove resta fino al 30 giugno di quest’anno. E’ avvocato e si è laureato il 12 luglio del 2007.)
(fonte: Il Messaggero.it)