Lippi: “Riparto dai miei campioni. E non cerco Totti e Nesta” (Lazionet Magazine)
di Gianluca La Penna
“Due anni fa me ne andai perché sentivo questa grande amarezza, questo dispiacere che provavo nel vedere il nome della mia famiglia invocato per una serie di fatti che non avevano peraltro la minima possibilità di poter essere spiegati perché ogni mia parola era a rischio strumentalizzazione. Ora la situazione è molto diversa, c’è un dibattito pubblico (leggi procedimento giudiziario, ndr) nel quale le persone possono chiarire le proprie posizioni e quindi sono nuovamente qui”. Riavvolge il nastro da qui Marcello Lippi, da quando le ombre di Moggiopoli lo portarono a lasciare la sua creatura, appesantita dalla conquista di una Coppa del Mondo che fu soprattutto sua e di alcuni fenomeni quali Buffon e Cannavaro, senza dimenticare i gregari Materazzi e Grosso. La seconda vita in azzurro del tecnico viareggino riparte da una sala dell’Hotel Parco dei Principi (il 20 agosto la prima amichevole a Nizza con l’Austria) e dalla volontà, ribadita più volte dal Paul Newman toscano in conferenza, di contare su “tantissimi” elementi del gruppo che in Germania portò l’Italia sul tetto del mondo”.
Signor Lippi, perché ha deciso di tornare suoi propri passi?
“Per un anno non ho pensato minimamente a tornare in panchina. Molte proposte, molti club e alcune nazionali alle quali rispondevo che dopo le emozioni provate in Germania non avrei scelto un’altra squadra. All’avvicinarsi degli Europei ho sentito forte il desiderio di riprendre il mio posto, mettendomi a disposizione nell’eventualità ci fosse stata la possibilità perché era la cosa che desideravo maggiormente. Per un po’ ho rifiutato per scelta personale, quindi l’ho fatto nell’ipotesi di un ritorno, anche perché mi sentivo in qualche maniera in debito con la Federazione e accettando credo di aver saldato il conto”
Come giudica la rincorsa della Federazione a giocatori oriundi per fargli indossare la maglia azzurra (riferimento ad Amauri, ndr)?
“Non credo ci sia una rincorsa, bensì c’è la possibiliotà che alcuni giocatori possano scegliere. Se questi atleti, con grande convinzione, scegliessero l’Italia per prima senza aspettare la chiamata di altre nazionali li prenderemmo in considerazione”.
Tra i suoi obiettivi c’è quello di rigenerare il gruppo di Germania 2006?
“Dobbiamo usare il bilancino. Da una parte cercare calciatori nuovi che facciano l’esperienza necessaria per integrare il gruppo campione, senza buttare via nulla ma senza alcuin debito di riconoscenza particolare: andranno avanti, e sono tantissimi, quelli che hanno ancora molto da dire a livello mondiale”.
I paventati ritorni di Totti e Nesta: lei disse che era abituato a rispettare le idee delle persone?
“Ribadisco quel pensiero: sono fermamente convinto che vadano rispettate le opinioni di questi due grandi giocatori. Nella maniera più assoluta non ho minimamente intenzione di prendere in considerazione un loro ritorno perché hanno fatto la loro scelta. Posso però dare un suggerimento a chi in futuro si trovasse in una situazione simile: invece di dare l’addio definitivo per problemi fisici e per una gestione difficoltosa degli impegni, dicano: “Rinuncio temporaneamente per dedicarmi al club, fermo restando la mia disponibilità laddove ci fosse bisogno per un’emergenza particolare, come l’assommarsi di infortuni in uno stesso settore”.
Lei non ha intenzione di chiamare Totti al telefono?
“L’ho sentito e l’ho anche visto al mio compleanno, non abbiamo mai parlato di nazionale. Non telefonerò a nessuno per fargli cambiare idea”.
Se Totti e Nesta la cercassero?
“Parlo molto spesso con loro, ma l’argomento non è stato toccato. Se succedesse ne parlerei con il diretto interessato e valuteremmo insieme l’utilità nel fare o no questo passo, quindi prenderei una decisione”.
Ha parlato di inesattezze emerse in questi giorni dopo l’annuncio del tuo ritorno a Coverciano.
“Qualcuno ha scritto che avevo firmato un contratto nel quale c’era anche una penale nel caso in cui Donadoni restasse: io il contratto devo ancora firmarlo. Mai parlato di soldi, non ho voluto carta bianca ma solo la conferma integrale dello staff campione del Mondo, ad eccezione di Peruzzi che dal 20 luglio studierà per ottenere il patentino di III categoria, necessario per entrare nei quadri tecnici”.
Donadoni in una delle ultime interviste ha detto: “Ognuno ha il suo stile, il suo modo di porsi”. Pensa di avere avuto, in questi due anni, atteggiamenti non adeguati ad un ct campione del mondo?
“A me pare di essere uscito di scena spiegandone i motivi. Sono stato 6 mesi senza parlare con i media, quindi ho ripreso i contatti, esprimendo sempre giudizi positivi sulla nazionale e su Donadoni, dicendo che aveva creato un ottimo feeling con la squadra, aggiungendo che non vedevo una squadra più forte di noi in Europa. Nel momento in cui Abete mi ha chiesto la disponibilità, ho detto: “Fate l’Europeo, se le cose vanno come speriamo è giusto resti Donadoni. In caso contrario sappia che sarò a disposizione, rifiutando altre proposte”. L’ho fatto senza chiedere o firmare nulla, senza alcuna garanzia, per cui se l’Italia fosse andata bene io sarei rimasto a casa. Questo è stato il mio modo di propormi. Lascio a voi ogni commento…”.