Zarate, una generazione di calciatori (Corriere dello Sport)

di Daniele Rindone

ROMA - Mauro Matias Zarate, classe 1987. Da Haedo, provincia di Buenos Aires. E’ il 27esimo argentino della storia biancoceleste. Ha il gol nel san­gue perché viene da una famiglia di calciatori. Dal nonno al padre, passando per i fratelli più grandi tutti han­no fatto del pal­lone la loro mis­sione di vita. La dinastia Zarate si sviluppa lun­go un albero genealogico.
LA STORIA - Il nonno paterno, Juvenal Zarate, è stato un nazionale cileno. Ro­lando Zarate, suo figlio, papà di Mau­ro, è un ex calciatore dell’Indepen­diente di Avellaneda. Ai tempi della sua militanza calcistica sposò Catalina Riga (d’origini di Catanzaro) e con lei costruì la famiglia dei cinque fratelli Zarate, di cui quattro calciatori pro­fessionisti di buon livello.
Il primo della dinastia fu Nestor, co­minciò con le giovanili del Velez Sar­sfield ma non fece strada, si fermò al punto di partenza. Ai suoi 4 fratelli è andata meglio. Quasi tutti hanno fatto parte del Velez e il club, per loro, è sta­to il trampolino di lancio. Al calcio ita­liano è più conosciuto Sergio El Raton Zarate: ha militato nell’Ancona nel 1992-93. Arrivò dalla Germania, dal Norimberga. Proprio nell’anno mar­chigiano Sergio portò in Italia il fra­tello Ariel che trovò spazio nel Riccio­ne (serie minori, anno 1996-97). El Chino, però, non riuscì a convincere e fu cedu­to in Spagna. Tra i suoi ricordi più belli un tun­nel a Zidane: «Ho zittito il Bernabeu, ho a casa la foto di quell’episo­dio, se i ladri entrasse­ro gli direi di prender­mi tutto ma di lasciar­mi quel quadretto!», disse una volta tutto felice.
Il penultimo della famiglia è Rolan­do El Roly Zarate. Cominciò proprio dal Velez, lo volle in prima squadra Marcelo Bielsa. Poi arrivò il Real Ma­drid e lo portò in Spagna. Fece parte della squadra B ma Del Bosque gli re­galò qualche presenza in Coppa del Re e in Champions. Il suo pellegrinaggio continuò tra Argentina (sempre al Ve­lez) ed Europa (il Murcia in Spagna e il Livingston in Scozia). In seguito finì pure in Arabia Saudita (nell’Al-Itti­had).
LA STORIA - Maurito Zarate: quinto fi­glio di una numerosa famiglia e 27esi­mo argentino della storia laziale (gli ultimi aggiunti alla lista sono stati Le­desma, Scaloni e Carrizo). Fame di successi e ambizione. Molte facce, una razza. Ieri erano gli Almeyda, i Simeo­ne, i Veron. Oggi, con i dovuti parago­ni e senza passar per blasfemi, sono i Ledesma, i Carrizo e i Mauro Matias Zarate, in attesa di capire se an­che Augusto Matias Fernan­dez potrà aggre­garsi al gruppo­ne.
IL PASSATO - I laziali d’Argen­tina, una specie speciale. Storie che partono da lonta­no. Ad iniziare dal 1947-48 quando Sa­lustiano Perfecto Vidal, classe 1920, arrivò dall’Independiente e diede vita alla colonia. Argentini-laziali, la lista è lunga e affonda le radici nei lontani anni ‘40.
Ci fu Evaristo Barrera (classe 1911), attaccante di ruolo. Poi Alberto Fazio (classe 1918), centrocampista che mi­litò in biancoceleste dal 1940- 41 al 1942-43. Da non dimenticare Enrique Flamini (classe 1917) che nella Lazio giocò dal 1939 al 1952. Oppure Salva­tore Gualtieri da Buenos Aires, un al­tro di militanza storica (dal 1940 al 1949). I ricordi riemergono dal passa­to e affiorano nell’era moderna.

(fonte: Corriere dello Sport.it)