Spinozzi, la purezza di un calciatore (Gazzetta dello sport)

FERNANDO ACITELLI - Troppo puro per il calcio. Ma come? Un difensore arcigno come lui, uno che nei corpo a corpo era fenomenale contro Boninsegna, Bettega, Anastasi, ebbene, un tipo simile che non riesce ad avere spazio nel calcio? Già. Questione di carattere, di sensibilità, di rispetto per le persone. Arcadio Spinozzi, difensore di Verona, Bologna e Lazio è spuntato alla cronaca in questi giorni per la vicenda di Emanuela Orlandi. Un fatto che ancora brucia. Una lettera anonima lo chiamava in ballo. Lui non c’entrava nulla, ma ricevette anche minacce di morte.

Tifosi sacri Spinozzi era un puro, che non sopportava prepotenze. «Fu una vendetta, volevano colpirmi perché non sopportavo soprusi e “giochi sporchi” del calcio. La prima cosa che mi viene in mente? Semplice: i dirigenti decidevano in quali Club della Lazio si dovesse andare. Quelli non affiliati non venivano considerati. Evidentemente, la società aveva interessi per andare in certi posti invece che in altri, si cercavano “complici”. Non lo accettavo, per me i tifosi erano sacri. Comunque, non finii fuori rosa per la lettera anonima ma un anno e mezzo prima. Fui ceduto di nascosto alla Cavese. Rifiutai, mi volevano squadre blasonate ma non mi cedettero per vendicarsi».

Premonitore Spinozzi sentiva e vedeva in anticipo. Come quando parlò degli scandali nel calcio. «Ciò che è successo nel 2006 non ha fatto altro che provare le mie accuse». Inutile narrare che momenti fossero quelli per Spinozzi. Il giorno dopo la lettera anonima vi fu una conferenza stampa a Tor di Quinto. «Poi io e Chinaglia andammo al campo per una sgambatura; i compagni avevano già finito l’allenamento. Quello che ricordo con più affetto fu che i diecimila tifosi presenti vedendomi allenare rimasero in silenzio, il loro fu rispetto e affetto. Vollero dimostrarmi il sostegno per l’uomo Spinozzi, una scena bellissima». Il migliore al Supercorso per allenatori di Coverciano, ma Spinozzi aspetta ancora una chiamata. Per la verità una giunse qualche anno fa, in Ghana. Adesso, nel suo disincanto, osserva sfilare i giorni ma non se la prende per il modo in cui i suoi occhi «penetrano » ed interpretano il mondo. Anche la purezza ha un prezzo.