Bianchi-Amoruso, la staffetta Lazio è servita (Gazzetta dello Sport)

DAVIDE STOPPINI - Eccola, la staffetta. Lì, dalle parti dell’area di rigore. Dove uno lascia e non vorrebbe farlo, e l’altro dice a mezza bocca quello che invece già sente dentro: la voglia pazza di iniziare. Rolando Bianchi e Nicola Amoruso, ex compagni due stagioni fa alla Reggina, per poco non si incrociavano anche a Roma. Se ne va il primo, con la scocciatura di non essere riuscito a farsi apprezzare. E arriva il secondo, che invece a Roma torna a giocarsi l’occasione più importante della sua carriera dalla Juventus in poi.

La polemica Bianchi era arrivato a gennaio, la Lazio l’aveva spuntata sul Torino per quel famoso «obbligo di riscatto». Poi le scelte di Lotito e Delio Rossi sono state diverse. «E ora sono nuovamente un giocatore del Manchester City — ha detto l’attaccante a Nuova spazio radio —. Però sto ancora aspettando una spiegazione sul mancato riscatto, è stata una scelta delle società. In realtà con me non si è fatto sentire nessuno, quindi il fatto che non sarei rimasto qui l’ho intuito da solo. Sono dispiaciuto, perché il mio desiderio era restare a Roma».

La discesa Strana la parabola di Bianchi. Arrivò in mezzo all’entusiasmo della gente, ha poi persino «costretto» Rossi a cambiare modulo, optando per il 4-3-3 in tutte le partite importanti, derby compreso. Nello spogliatoio, però, Bianchi non si è mai integrato a fondo, anche per via del suo carattere che tutto può definirsi tranne che espansivo. Uno di poche parole, Rolly. Anche alla luce dei tifosi, che lo hanno sentito parlare solo nella conferenza stampa di presentazione, poi è calato il silenzio stampa. «Mi chiamavano “il muto” — dice Bianchi —. Il silenzio stampa è stato difficile da digerire per noi giocatori, ci ha penalizzato perché avremmo preferito parlare e spiegare i nostri problemi». I suoi, di problemi, sono invece arrivati con le prime panchine, scelte che inizialmente sembravano mirate a tenerlo «nascosto» per evitare che il prezzo salisse con il Manchester City. In realtà, nascondevano dell’altro. Nascondevano che Rossi con il passare dei giorni non era più convinto del tridente Bianchi- Rocchi-Pandev. Perplessità poi condivise dalla società. E così l’addio a Rolly è diventata un’esigenza: «Ma sono contento che la Lazio abbia preso Amoruso: lo conosco, farà bene ».

L’arrivo E allora spazio ad Amoruso, che la Lazio ha preso perché lo ritiene l’attaccante ideale per essere la prima alternativa a Rocchi e Pandev e anche perché con quei due ha le qualità tecniche per integrarsi alla perfezione in caso di 4-3-3. «Sì, Foti mi ha detto della cessione alla Lazio — ha confessato Amoruso —. Ora devo trovare l’accordo con la società, lo farò nei prossimi giorni». Poi, le prime vere parole biancoce-lesti: «La Lazio ha un organico importante, Lotito ha grandi progetti e sono contento di poterne far parte. Io, Rocchi e Pandev? Beh, non avrò problemi ad integrami con quei due». E staffetta fu.