Dietrofront di Mudingayi. Chiederà scusa a Rossi (Gazzetta dello Sport)
DAVIDE STOPPINI - Ha inserito la retromarcia. Ora bisogna vedere se Gaby Mudingayi ha fatto in tempo a non tamponare la Lazio. O Delio Rossi, ma in fondo è lo stesso. La sensazione è che la macchina sia già danneggiata, che ci sia bisogno del carrozziere, pardon di un acquirente che invece finora non s’è presentato.
Dietrofront Di sicuro, si parte da una certezza: Mudingayi ha tempo fino a domani, 2 giugno, per inviare alla Lazio la raccomandata e svincolarsi con l’articolo 17. Ma non lo farà, come già annunciato da tempo. E a Radio Radio, in un’intervista rilasciata subito dopo Italia-Belgio, ha spiegato anche i motivi: «Ha ragione Rossi, prima di arrivare alla Lazio non ero nessuno. Mi hanno fatto crescere. Per rispetto dei tifosi, dei miei compagni e della società non utilizzerò l’articolo 17, sarebbe brutto». Parole chiare, molto più morbide rispetto a quella pronunciate una settimana fa, quando il belga disse: «Con Rossi infatti non c’è più rapporto. E come si fa a lavorare con un allenatore con cui non c’è rapporto?». Altro tono, quello di venerdì sera: «Amo la Lazio, qui ho trascorso tre anni splendidi — dice Mudingayi —. Ora è il momento di parlare con il presidente: io voglio restare, non ho intenzione di andare via. Ma bisognerà vedere cosa vuole la società. Rossi? Mi ha aiutato molto nella mia crescita. Ultimamente però sono cambiate le cose e non so perché, forse anch’io ho sbagliato. Io non chiedo di giocare sempre, vorrei solo essere considerato un giocatore importante».
Ormai è tardi? Certo, è una retromarcia in pena regola. Il punto però che forse è proprio la Lazio, e Rossi in primis, a non essere più convinta di tenere un giocatore come Mudingayi. Più che il colloquio con il presidente invocato (che ci sarà i primi giorni della prossima settimana), al centrocampista sarebbe più utile un confronto a quattr’occhi con il tecnico. E la novità è che Mudingayi vuole farlo, dopo il presidente ha tutta l’intenzione di vedere anche Rossi. Vuole capire se dall’altra parte c’è la volontà di proseguire il rapporto, perché lui si sente ancora un giocatore della Lazio. E se dalla società si aspetta un po’ di gratitudine per aver dimenticato volontariamente l’articolo 17, al tecnico invece chiederà un po’ di comprensione per esser passato all’improvviso da giocatore importante a riserva senza neppure una spiegazione. Buon lavoro, Gaby.