La lezione di Delio Rossi. “Così ho vinto il derby” (Gazzetta dello sport)

Permette una domanda? E quante ne ha permesse, Delio. Rossi e la tattica, Rossi e il gruppo, Rossi e i giovani. Rossi e il calcio, di fronte ai colleghi allenatori della regione Lazio: un’ora e mezza di lezione. E pure qualche battuta. Giancarlo De Sisti lo introduce così: «Delio merita la medaglia d’oro solo per il fatto di sopportare uno come Lotito». Rossi ride e sta al gioco.

Il derby Il primo gioco è l’ultimo derby: «La forza della Roma è nei due centrocampisti centrali, ho chiesto a Rocchi e Pandev di far arrivare meno palloni possibili a quei due. In questo modo la Roma è stata costretta ad “alzare” gli esterni, e in quegli spazi ci siamo infilati noi». Applausi. E Rossi spiega: «Spesso si dà troppo importanza alla domenica: il 90% lo si costruisce durante la settimana. E gli schemi contano, attenzione: se la Roma si è giocata lo scudetto con l’Inter fino all’ultimo, è perché ha colmato il gap con l’organizzazione di gioco». La gestione della squadra, altra domanda: «Il gruppo? Tutte cazzate… i giocatori pensano ai loro interessi. E lì dev’essere brava la società, ma non sempre accade. Secondo voi, se alla Roma Spal-letti va in attrito con Totti, chi va via dei due?». L’arrivo di Rolando Bianchi, poi, e il 4-3-3: «4-3-2-1 in verità. E Bianchi mi serviva per mettere un po’ di pepe a chi c’era già, per creare competizione nel ruolo».

Gattuso e quell’altro Ancora Rossi: «A Salerno mi proposero Gattuso. Lui era ai Rangers, guadagnava già un miliardo di lire. Lo vidi una volta in Under 20, si fece buttare fuori subito. Dopo la partita gli dissi: “Tu guadagni tanto, hai la ragazza in Scozia, ma chi te lo fa fare di venire alla Salernitana, che forse retrocediamo pure?”. Lui mi rispose: “Voglio mettermi in discussione. La ragazza? Non me ne frega niente”. Così dissi al mio d.s.: “Prendilo subito”». A Lecce, invece… «Arrivai a campionato in corso, dopo due giorni un giocatore mi dice: “Mister, ma che cosa li proviamo a fare questi movimenti, tanto poi con il pallone tra i piedi faccio quello che dico io”. Quanto mi arrabbiai…e quel giocatore oggi è uno dei più affermati». Rossi, invece, la fama quasi la rifugge: «Nella mia vita avrei voluto continuare ad allenare i giovani. E allora a chi allena oggi i ragazzi dico: lasciate perdere la zona, io la abolirei fino alla Primavera, puntate solo sull’uno contro uno. Perché se in prima squadra arriva uno che sa stoppare il pallone e non sa fare la diagonale, non è un problema, la tattica posso sempre insegnarla. Viceversa, il giocatore non va da nessuna parte. Pensate se Cristiano Ronaldo da bambino avesse curato solo la tattica…». L’ora e mezza è finita. C’è chi gli regala un libro, chi lo abbraccia, chi insiste: «Cosa dire a un giocatore escluso? ». Delio saluta: «Io non ho mai fatto il confessore di nessuno ». E a Formello va bene così.