Caso Sandri, ultras condannati per la guerriglia dell’Olimpico (E Polis)

Assalirono la caserma della polizia di via Guido Reni e la sede del Coni, che si trova in via Pinturicchio, nei pressi dello stadio Olimpico, mettendo in atto una vera e propria guerriglia urbana nella Capitale. Era l’11 novembre dello scorso anno. A scatenare la rabbia delle tifoserie di Roma e Lazio era stata la decisione di rinviare il posticipo Roma-Cagliari, dopo la morte, nell’autogrill di Badia del Pino in provincia di Arezzo, del tifoso laziale Gabriele Sandri.
CON IL RITO abbreviato sono stati condannati ieri dal gup Bruno Azzolino quattro tifosi accusati di aver preso parte agli scontri e ai disordini avvenuti a Roma nei pressi dello stadio Olimpico. Nei confronti dei due ultras, ritenuti responsabili dell’assalto alla caserma di via Guido Reni, il gup ha escluso l’aggravante del terrorismo, che era stata contestata dal pm Caterina Caputo, che per loro aveva chiesto dieci anni di reclusione. Sono stati, quindi, condannati Saverio Candamano, a 5 anni, e Claudio Gugliotti, a 4 anni, per devastazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, e per entrambi il gup Azzolino ha concesso gli arresti domiciliari. Mentre sono stati assolti dall’accusa di detenzione ed esplosione di bomba carta. Nei confronti di un altro ultras, Massimo Mongale, è stata pronunciata una condanna a due anni di reclusione - per lui il pm aveva chiesto quattro anni - per rapina e danneggiamento, perché accusato di aver partecipato all’assalto alla sede del Coni. Mongale è l’unico tifoso a essere stato identificato, contro di lui c’è la prova di un’impronta trovata su un frammento di un vaso da fiori lanciato all’interno all’interno del Coni. Anche per Valerio Minotti erano stati chiesti dal pm Caputo 4 anni per resistenza a pubblico ufficiale, che sono stati ridotti a due, oltre alla pena di mille euro di ammenda. Altri due tifosi erano stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta, Lorenzo Sturiale, che ha già patteggiato la condanna a due anni di reclusione, ottenendo la sospensione della pena, e Cristian Taglia, che ha scelto di essere giudicato con rito ordinario e sarà processato il 25 settembre prossimo dai giudici della V sezione del Tribunale penale collegiale. «Siamo delusi che sia rimasta in piedi l’accusa di devastazione perché a nostro avviso non ce ne sono i presupposti». È stato questo il commento degli avvocati di Candamano e Gugliotti, Francesco Romeo ed Eugenio Dandone, che hanno annunciato ricorso in appello: «È comunque importante che sia caduta l’aggravante del terrorismo perché se fosse stata confermata sarebbe stato un precedente pericolosissimo».