Si conclude l’avventura, adesso è l’ora dei processi (DNews)
di Stefano Tabusi
L’ultimo capitolo
spesso è quello che
ci fa più male: a
volte per la
sensazione di aver
esaurito una bella
avventura con la quale
avevamo sviluppato una
certa familiarità, altre
perché quel finale è
talmente brutto da rendere
ingombrante quello che ne
resta; che sia un libro, un
dvd o, nel caso peggiore,
una stagione calcistica. I
sogni di un anno nato sotto
il gonfalone della
Champions League sono
sfumati ieri sera in un
quello straccio di miraggio
che era diventato la Coppa
Italia, competizione
trasformatasi
improvvisamente (e forse
senza neppure troppa
convinzione) nella pietra
filosofale di un’annata
troppo brutta per essere
vera. Come nella più
scontata delle simbologie
Lazio-Inter è stata un po’ lo
specchio di tutto questo, tra
aspettative disilluse, errori
difensivi, gol mancati e
papere del portiere. E dire
che il prologo sembrava
promettere bene con quel
palo colpito da Ledesma
dopo appena due minuti
che presagiva una facile
cavalcata verso la finale. Col
passare dei minuti però
l’impressione di essere
davanti a un fuoco di paglia
è cresciuta
proporzionalmente al fumo
di una supremazia
territoriale sterile e
innocua. Chiedere a
Francesco Toldo a cui è
bastato un solo intervento
di rilievo per giustificare lo
stipendio di fine mese.
Paradossalmente nella
Lazio dei ‘Paperoga’
Muslera e di un Ballotta in
vena di contagio una
prestazione così oggi
rappresenterebbe quasi un
lusso. I due gol nerazzurri
hanno scatenato la rabbia
Sfortuna ed errori
Prima il legno colpito
da Ledesma poi
la papera di Ballotta
dei tifosi, che fino a quel
momento avevano incitato
senza sosta la squadra
biancoceleste.
La stagione della Lazio si
chiude su questa immagine
amara, in attesa di
un’appendice di campionato
di cui nessuno sentiva il
bisogno. Quello che oggi
brucia di più al tifoso
biancoceleste è che
voltandosi indietro non c’è
neppure l’appiglio di un
rimpianto. Anche quello è rimasto un lusso.