Beffa finale (Leggo.it)

di Romolo Buffoni

ROMA - Umiltà e una bella dose di fortuna. Questo ci ha messo l’Inter per centrare la sua quarta finale consecutiva di coppa Italia, sbriciolando i sogni della Lazio sotto un 2-0, firmato Pelè e Cruz, netto solo nell’espressione numerica. I biancocelesti volevano salvare una stagione deludente giocandosi il trofeo all’Olimpico il 24 maggio ma, soprattutto, cercavano una preziosa qualificazione alla prossima coppa Uefa.
I nerazzurri, scesi all’Olimpico con un centrocampo formato dai giovani Bolzoni e Pelè centrali, affiancati a destra da capitan Zanetti e, sulla fascia opposta, da Cesar, si sono travestiti da provinciale chiudendosi davanti a Toldo per contenere il forcing biancoceleste annunciato dallo schieramento col tridente Rocchi-Pandev-Bianchi. Alla determinazione si è unita la buona sorte che, al 2’, ha mandato a sbattere sul palo la palla calciata da Ledesma su calcio di punizione dal limite. Così come al 15’, quando l’altro legno della porta nerazzurra è stato pizzicato da una botta di Rocchi dai 16 metri. Insomma, stesso copione dell’andata: Lazio a caccia del gol; Inter concentrata a cogliere il contropiede giusto. Questo almeno fino alla mezz’ora, soglia oltre la quale i padroni di casa hanno dovuto necessariamente tirare il fiato. Pausa sfruttata da Jimenez per mettersi in evidenza al 33’, in ritardo di un soffio a deviare di testa un traversone di Cesar, e al 40’ quando, dopo una triangolazione con Suazo, è penetrato centralmente in area calciando di un pelo a lato.
L’intervallo rigenerava i laziali: al 2’ ci provava Behrami (tiro rimpallato da Burdisso in angolo); al 5’ Toldo si superava su un colpo di testa di Rocchi sul quale ritrovava i riflessi di un tempo smanacciando lontano. Era, però, il canto del cigno biancoceleste. Due minuti dopo Pelè riusciva a far sembrare un po’ meno irriverente il suo soprannome infilando il “sette” alla sinistra di Ballotta. Bello il gol e bello l’assist di Suazo, per la prima (e unica) volta capace di uno spunto dei suoi lungo l’out destro.
La partita finiva virtualmente lì perché, invece che alla delusa Lazio, i nervi saltavano all’Inter. Prima a Mancini in panchina (applausi e parole grosse a Saccani), quindi a Cruz che rifilava un “buffetto” a Kolarov rimediando solo un’ammonizione e, infine, a Materazzi che, un quarto d’ora dopo il suo ingresso in campo, rifilava un calcione da rosso a Pandev. Nel frattempo, con l’Inter già in 10, Cruz aveva sfruttato un’errore in uscita di Ballotta su traversone di Pelè fissando il risultato. L’unica cosa degna di un finale da dimenticare.