Lazio-Inter, la Partita (Il Messaggero)
di GABRIELE DE BARI
FORMELLO - Tutto in una notte. Finale, Uefa, stagione, credibilità, futuro. All’Olimpico va in scena la partita più attesa e importante della travagliata annata biancoceleste, quella che potrebbe ancora darle un senso concreto garantendole un posto in Europa. Una serata dall’immenso valore specifico per la quale si è mobilitato il popolo laziale (venduti 42 mila biglietti), pronto a sostenere la squadra contro l’Inter. Stimoli, motivazioni, cornice ed emozioni non mancheranno di sicuro, a cominciare dall’idea di una possibile finale contro la Roma, in un’inedita sfida secca e dal sapore antico, proprio sul terreno dell’Olimpico, che assegnerà la coppa Italia.
Lo zero a zero di San Siro non rappresenta una dote rassicurante, ma un risultato insidioso che costringerà la formazione di Rossi a vincere per forza se vorrà conquistare la finale. All’andata i biancocelesti sprecarono tanto, troppo, ma non c’è tempo, né posto, per i rimpianti perché è arrivata la resa dei conti. La Lazio, anche per ammissione del suo allenatore, non è una squadra che fa della tattica un’arma importante, perciò dovrà giocare con coraggio, cuore, determinazione e grande ritmo, prendendo subito al guinzaglio la gara, agitandola con furore agonistico, con feroce determinazione. Dovrà cercare di ripetere la prestazione offerta nell’ultimo confronto di campionato quando, giocando con velocità, aggressività e rapidità nelle ripartenze, mise gli avversari alle corde, prima che il gong arrivasse in loro aiuto. La Lazio di quella sera, o quella del derby, o magari quella ammirata contro il Real Madrid, sempre all’Olimpico. Basterà scegliere il copione e ripeterlo senza amnesie, né pause, né errori sulle palle inattive perché l’Inter avrà dalla sua l’esperienza, la tracotanza fisica, la possibilità di giocare per due risultati e la tranquillità di chi vede nella coppa Italia un traguardo secondario, il completamento di una stagione che, quasi certamente, porterà allo scudetto.
Per la Lazio, invece, la finale sarà ”l’obiettivo” per salvare la stagione, l’approdo dove ancorare una barca che, da qualche tempo, naviga sotto la linea di galleggiamento. Il presidente ha messo tutti sotto esame, proprio per richiamare il gruppo alle sue responsabilità anche alla luce delle tante sconfitte che stanno mortificando la classifica. Forse Lotito ha esagerato i toni dell’esternazione ma, per molti biancocelesti, quella contro l’Inter, sarà davvero l’ultima prova d’appello. Sono numerosi, infatti, quelli che si giocano la conferma e la possibilità di avere un’altra chance in Europa: fra questi non ci dovrebbe essere Delio Rossi. Sarebbe grave se il destino del tecnico, dopo tre stagioni di buon lavoro, fosse legato alla qualificazione in finale di coppa Italia.
Il campionato, oltre a mortificare la classifica, ha demoralizzato l’ambiente che sperava in una stagione più ambiziosa. Questa notte la Lazio avrà la possibilità di dare un calcio a tutte le delusioni, le amarezze, le polemiche. E’ una partita da ”dentro o fuori”, senza appelli, una partita dalla quale ripartire per ricostruire un futuro ambizioso, col marchio europeo tipico delle società più importanti. Rossi, finalmente, avrà la possibilità di scegliere in una rosa pressochè al completo, situazione che raramente gli è capitata quest’anno. Recupererà sia Ballotta che Rocchi e potrà schierare il tridente, con Bianchi e Pandev. Qualche dubbio solo per Siviglia. Mancini, al contrario, sembra orientato a varare un ampio turn over perché ha nel mirino soprattutto la gara-scudetto contro il Siena. Rossi sogna la prima vittoria contro una ”grande”, i tifosi una finale contro la Roma. Questa volta niente alibi: l’Olimpico aspetta una notte da ricordare.