Lazio, è vietato sbagliare (CorrieredelloSport.it)
di Alberto Dalla Palma
E’ una notte che vale un anno intero, un anno di sofferenza e di umiliazioni, di polemiche e di delusioni, è una notte speciale, come quella di un derby che rimarrà nella storia biancoceleste, vinto all’ultimo assalto con il cuore e con la testa, come urlava Behrami. Sembra sia passata una vita, perché dopo di bello per i tifosi della Lazio c’è stato pochissimo, quasi niente per la verità.
Ma il bello può arrivare adesso, stanotte, perché questa semifinale di Coppa Italia contro l’Inter vale doppio davvero: in ballo non c’è soltanto una storica finalissima all’Olimpico - al novantanove per cento contro la Roma (che domani andrà a Catania con un gol di vantaggio) - ma anche un posto in Europa, in Coppa Uefa, perché i giallorossi sono già in Champions. Nel caso ci fosse il derby, la Lazio non dovrebbe aspettare nemmeno il verdetto del campo per ritrovarsi dove avrebbe voluto arrivare con il campionato.
Ecco perché ha ragione Delio Rossi quando sostiene che la Lazio si gioca proprio tutto in questi novanta minuti e non avrebbe altre occasioni: sa benissimo che la stagione è stata disastrosa, da qualsiasi parte la guardi, ma sa anche che le responsabilità non sono tutte sue, anzi. Se non ci fosse stato un timoniere così lucido e sicuro anche nei momenti più delicati, chissà che cosa sarebbe successo: penalizzata da un mercato estivo tanto dispendioso quanto casuale e disastroso, fortunatamente corretto a gennaio con gli arrivi di Radu, Bianchi e Dabo, la squadra biancoceleste ha conquistato solo 40 punti, che sono quasi quelli di distacco dalla Roma (38). Da diciassette anni non faceva così male in serie A e non vinceva così poco (9 partite): ora ha la sfida della vita, da conquistare.
In uno stadio che sembrerà quello dei vecchi tempi, cinquanta- sessantamila tifosi pazzi di biancoceleste, la Lazio - finalmente al completo dovrà battere l’Inter, che aveva già messo in difficoltà in campionato e nella partita di andata. Un’Inter diversa, piena di giovani, di riserve, di giocatori che Mancini ha già scartato per la prossima stagione; e quelli veri, tipo Zanetti, Burdisso, Maxwell, Suazo e Crespo avranno in testa solo il Siena e lo scudetto. Quale migliore occasione per la squadra e per lo stesso Rossi? Quale migliore occasione per battere Mancini e tutti gli altri ex che - curioso gioco del destino - regalarono alla Lazio nel maggio del 2004 proprio la Coppa Italia e le ultime emozioni?
Tutto in una notte: stavolta non è banale dirlo, è la verità. E il popolo biancoceleste, solo il grande popolo biancoceleste, questa notte se la merita. Fatelo felice.