Stadi dentro il raccordo. Probabili Bufalotta e Torrevecchia (Gazzetta dello sport)

dImpegnativo, come primo giorno da sindaco. Quello di ieri per Gianni Alemanno è stato un esordio duro quanto la più difficile delle sue arrampicate alpine. Ma di sicura soddisfazione. Partenza all’alba negli studi di «UnoMattina», poi l’insediamento in Campidoglio e chiusura celebrativa da Bruno Vespa a «Porta a Porta ». Inevitabile, in una ventiquattro ore tanto intensa, ritrovarsi ancora una volta a parlare di stadi. Il sindaco ha ribadito la sua volontà di favorire la costruzione di due impianti per Roma e Lazio, ma stavolta ha aggiunto qualcosa di nuovo: «Troveremo le aree dentro il Raccordo anulare — ha detto nell’intervista con Giurato — in modo che non siano lontanissimi dal centro. Ci sono molte opzioni, bisogna fare una scelta urbanistica». Poi precisa, nuovamente: «Il dato fondamentale è che saranno realizzati senza un solo soldo speso dai cittadini di Roma. Questi stadi verranno costruiti dalle società sportive se avranno i soldi per farlo». Tanto la fede calcistica non lo coinvolge: «Io non sono tifoso, io tifo solo per la Nazionale». Quindi l’imparzialità nel trattamento di Roma e Lazio è garantita.
Roma e Torrevecchia Scherzi a parte, l’annuncio del primo cittadino fa riflettere. Le zone all’interno del Raccordo che possono permettersi il lusso di ospitare uno stadio non sono molte. Per la Roma l’ipotesi più accreditata riguarda lo sfruttamento dei terreni di proprietà della famiglia Sensi a Torrevecchia, resi edificabili nel 2006 dalla giunta Veltroni in vista della costruzione della cittadella dello sport giallorossa. Con l’appoggio del nuovo sindaco non sarà difficile ottenere i permessi necessari per realizzare un impianto di alto livello. Anche se andranno messe a punto infrastrutture e soprattutto vie d’accesso, visto che la zona è tra le più trafficate di Roma. Torrevecchia è comunque un’area centrale della città, che farebbe gola anche a Soros e agli sceicchi del Dubai, che hanno tutti gli interessi per dare alla Roma uno stadio modello Emirates.
Lazio e Bufalotta Meno chiara la questione Lazio. L’area a nord-est della capitale, a cui si è interessata anche la Roma, potrebbe essere adatta ad accogliere un impianto tutto biancoceleste. In quella zona negli ultimi anni sono sorti grandi centri commerciali (Ikea su tutti) e molte abitazioni, ma lo spazio non manca. Anche in questo caso sarebbero necessari lavori importanti per migliorare la mobilità, prima di tutto fornendo la zona di una linea della metropolitana. Ma i margini di intervento ci sono tutti. Bisogna però capire quanto il presidente Lotito sia disposto ad abbandonare il progetto di far nascere il nuovo impianto sui suoi terreni della via Tiberina. Terreni che, tra l’altro, cominciano qualche centinaio di metri dopo il cimitero di Prima Porta, praticamente a soli due chilometri dal Grande Raccordo anulare. Non così lontani dalla città, dunque. Di certo Lotito e Alemanno sapranno venirsi incontro.