Rossi risponde a Lotito: “Mi processo da solo” (Il Messaggero)
di GABRIELE DE BARI
ROMA - Le dure critiche di Claudio Lotito, dopo la figuraccia di Torino, hanno colpito obiettivi precisi: calciatori e allenatore sono finiti sul banco degli imputati. Ma hanno pure suscitato la replica decisa di Delio Rossi messo, pubblicamente e per la prima volta, sotto tiro proprio dal presidente biancoceleste con la frase: «Anche lui è sotto esame…» Il tecnico è rimasto alquanto perplesso da questa esternazione e dalle parole espresse nei suoi confronti. «Sono stato il primo a mettersi sotto esame, l’ho fatto parlando con la stampa subito dopo la pesante sconfitta subita contro la Juventus. So benissimo quali sono le responsabilità di un allenatore, perciò non ho esitato a farmene carico per questo momento negativo che sta vivendo la Lazio. Del resto l’ho sempre fatto: nella professione, come nella vita».
Rossi, insomma, ha respinto al mittente le accuse, ingenerose e ingiuste, che ha letto anche attraverso i giornali. L’allenatore, senza il portiere promesso per rimpiazzare Peruzzi, e senza i rinforzi adeguati per affrontare l’impegnativa stagione, si è qualificato per la Champions League, ha disputato un onorevole girone, sfiorando persino la qualificazione, ha vinto alla grande un derby, è arrivato alla semifinale di Coppa Italia con buone possibilità di centrare la finale. Si è confermato tecnico preparato, all’altezza della situazione, capace di gestire il gruppo anche nei momenti più difficili. Un punto fermo della Lazio. Ingiusto chiamarlo a rispondere di colpe non sue, specialmente dopo le dichiarazioni rilasciate nella sala stampa di Torino. Da persona onesta, e vergognandosi dello spettacolo indegno offerto dalla squadra, ha vestito i panni del parafulmine mettendosi lui per primo in discussione. Sotto esame con parole chiare e, se volete, anche sotto processo.
La sparata di Lotito avrebbe dovuto prendere di mira solo la formazione e magari anche la gestione societaria, non Delio Rossi. La scelta di annullare il lunedì di riposo, facendo allenare la squadra a Formello, è stata presa dal tecnico, deluso e mortificato per quanto successo nel primo tempo. «Sì, è stata una decisione mia, anche se non l’ho rivendicata…». Sperava che la brutta figura di Catania e il blasone dell’avversario bianconero riuscissero a stimolare la squadra. Purtroppo non è stato così. Chissà, però, quanti di quei calciatori che hanno giocato domenica all’Olimpico di Torino avranno ancora la possibilità di vestire la maglia della Lazio in una sfida contro la Juventus. Non saranno in molti, se resterà Rossi sulla panchina biancoceleste. Una panchina che proprio Lotito, da lunedì, ha messo in discussione agli occhi del mondo intero. Non era proprio il caso di screditare l’allenatore agli occhi dello spogliatoio a pochi giorni dal ritorno contro l’Inter, una partita che potrebbe valere la stagione.
Al tecnico non piacciono le sfuriate fatte attraverso la stampa, lui preferisce parlare direttamente al proprio interlocutore: faccia a faccia. «Quando le cose non vanno bene, nella squadra o nello spogliatoio, sono sempre pronto a chiamarmi in causa. Ed è capitato anche in questa occasione, senza problemi, perché era giusto farlo: non sono abituato né a nascondermi, né a tirarmi indietro. Dico in faccia quello che penso». Questa situazione rischia di far diventare incandescente un rapporto, quello tra presidente e tecnico, che già appariva freddo anche per un rinnovo che non arriva. Rinunciare a Rossi sarebbe una grave perdita per tutta la Lazio, ma l’aria che tira in questi giorni è preoccupante. A quanti si aspettano una inversione di tendenza contro il Palermo, da parte della squadra, Rossi assicura. «Stavolta la reazione ci sarà…»