Alemanno un sindaco roccia, sub e Lazio (Gazzetta dello sport)
«Mio marito? Adora arrampicare, salire sulle vette più alte del mondo, ma anche scendere giù, inoltrarsi negli abissi del mare». La voce è quella di Isabella Rauti, figlia di Pino, e moglie del nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Entrambe le nostre famiglie ci hanno cresciuto con la passione per la montagna. Mio padre mi portava spesso a fare trekking, fin da bambina. Io sono diventata, con gli anni, più esperta di ferrate. Gianni, invece, preferisce l’arrampicata sportiva».
Forza e carattere Pareti di roccia, con un debole per quelle di calcio e magnesio delle Dolomiti. «Sì, infatti, adora le vie più difficili. Per dire, ha un amore sfrenato per le Tofane e le Tre Cime di Lavaredo. Le Dolomiti mettono a dura prova anche gli arrampicatori esperti, perché sembrano facili, invece nascondono mille insidie. E poi, la montagna è una prova di carattere, di forza».
Quanta paura Le pareti della Val d’Aosta, invece, fanno tornare alla mente altri ricordi. «Infatti, un weekend siamo partiti insieme per andare a fare una passeggiata impegnativa. Ad un certo punto, io non me la sentivo di proseguire, e così lui è andato avanti da solo. È arrivato, improvvisamente, il maltempo ed è calata la notte: non ha trovato la strada per il ritorno ed è sconfinato nella valle limitrofa. Mi sono preoccupata tantissimo, tutta la notte. Fortunatamente ha trovato rifugio in un bivacco, ed è riuscito a chiamarmi, il giorno dopo ci siamo rincontrati ».
La prima volta Ma i ricordi più belli sono legati all’Umbria. «Certo, dove abbiamo frequentato insieme il nostro primo corso di roccia a Ferentillo, nella Val Nerina. Il maestro di arrampicata ci divideva sempre, sosteneva che litigassimo troppo. Separava tutte le coppie, non so se, in uno sport basato sulla fiducia, fosse una bella trovata. La prima ferrata che abbiamo fatto insieme è stata lo “Zapparoli” a San Polo dei Cavalieri, sui monti Sabini. Per lui è stata quasi una sciocchezza, essendo abituato a ben altro…».
Altre avventure Nel ‘94, infatti, Alemanno — allora Ministro delle Politiche Agricole e Forestali — partecipò come capocordata onorario alla spedizione per raggiungere la cima del K2, la seconda montagna più alta della terra. «L’anno scorso, invece, l’ultima fatica più grande: Ama Dablam, in Nepal. Ma la sua rincorsa si dovette fermare a campo 2, a circa 5900 metri d’altezza, per via delle cattive condizioni metereologiche. Fino a poco tempo fa si allenava ancora, per poter tornare a farla di nuovo». Ora, in casa Alemanno, «tutto il materiale per arrampicare è riposto in uno sgabuzzino. Abbiamo imbraghi, moschettoni, scarpini di ogni tipo. Speriamo che nostro figlio Manfredi, di 13 anni, scelga la stessa strada. La montagna ci ha dato molto, dal punto di vista caratteriale. Per ora, lui, adora il calcio: gioca in una squadra, è un difensore molto svelto. Ed è tifoso della Lazio. E poi gli piace il tennis. Ma con il papà ha fatto un altro sport: le immersioni. Hanno frequentato insieme un corso di subacquea e ora hanno il brevetto. Sono anche scesi nei profondi abissi delle acque della Sicilia».