Squadra in rosso fisso (Il Messaggero)

CATANIA - Ousmane Dabo è il primo a pagare per il “caso Totti”, protagonista impunito dei “vaffa” di Udine all’arbitro Rizzoli. Al 12’ della ripresa il centrocampista francese ha mandato a quel paese l’arbitro - non certo con la stessa durezza del capitano giallorosso - dopo un’ammonizione ricevuta a seguito di un duro intervento di gioco, ed è stato espulso lasciando la squadra in doppia inferiorità numerica. Un episodio che ha ulteriormente complicato il già difficile pomeriggio laziale al ”Cibali” e che ha riproposto, in maniera preoccupante, l’argomento dei cartellini rossi sventolati ai calciatori biancocelesti nell’arco del campionato.
La Lazio, infatti, con 11 espulsioni, è in testa a questa classifica decisamente poco invidiabile e che ha penalizzato anche i risultati. Nove i biancocelesti espulsi, (per Mutarelli e De Silvestri doppio rosso). In 9 uomini la Lazio aveva chiuso anche nell’altra trasferta siciliana, a Palermo, ma il risultato fu di parità.
Delio Rossi, che ha cercato invano di far recedere Celi dalla decisione di cacciare Dabo dal campo, ha posto l’accento sull’atteggiamento assunto dagli arbitri dopo il contestato “caso-Totti”, che è costato la sospensione all’arbitro Rizzoli.
«Si è passati dall’eccezione di Udine di domenica scorsa, alla tolleranza zero di oggi a Catania. Così facendo, purtroppo, le regole vengono distorte, mentre dovrebbero essere uguali per tutti. Le regole o sono sbagliate o vengono applicate male… Non si può cambiare in questo modo, nello spazio di una sola settimana, il metro delle decisioni in campo».
Sul comportamento di Dabo, assunto nei confronti dell’arbitro, avvenuto proprio vicino alla panchina della Lazio, il tecnico è stato categorico. «Non so ancora cosa abbia detto perché è difficile parlare con un calciatore subito dopo un’espulsione. Però, se Dabo ha detto qualcosa di grave, accetto la decisione del signor Celi, anche se siamo stati fortemente penalizzati dal dover giocare in nove contro undici una partita da recuperare e tutta in salita. Era già difficile giocarla in dieci, figurarsi dopo la seconda espulsione».
Undici cartellini rossi cominciano a essere un po’ troppi in un torneo. L’ultimo a Firenze (Mutarelli) e anche in quella circostanza il risultato fu di 1-0 per la squadra di casa. Ma l’allenatore biancoceleste rifiuta l’etichetta di formazione “cattiva”. «Nonostante i tanti cartellini rossi ricevuti, la Lazio non è una squadra cattiva, piuttosto la definirei ingenua. E paga per taluni suoi comportamenti sbagliati un prezzo anche molto elevato. Vedremo, a fine stagione, di analizzare questo problema per capirne i motivi ed evitare che si ripeta nell’interesse di tutti». Una situazione che richiede un confronto serrato soprattutto fra società e calciatori.
G.D.B.