Rossi: «Non c’è uniformità di giudizio» (CorrieredelloSport.it)

CATANIA, 20 aprile – È un Delio Rossi molto arrabbiato e deluso quello che è intervenuto ai microfoni di Sky Sport subito dopo l’ennesima sconfitta biancoceleste in campionato. Dodici ko che non hanno una spiegazione coerente e che rendono la stagione laziale ancora più deprimente rispetto a qualsiasi previsione: «Nei primi 30 minuti c’è stato solo il Catania che ha meritato il vantaggio. Abbiamo visto la Lazio peggiore della stagione e questo sinceramente non va proprio bene - ha detto l’allenatore romano – Poi siamo rimasti in 10 e successivamente in 9, ma nonostante questo non ci siamo disuniti».
IL NERVOSISMO - Tra l’altro la Lazio ha messo in mostra, ancora una volta, un nervosismo inspiegabile che ha portato alla doppia espulsione di Luciano Zauri e Ousmane Dabo. Ma mentre sulla prima ci sono pochi dubbi, sulla seconda qualcosa da ridire ci sarebbe. Fallo a centrocampo dell’ex Manchester City, giallo da parte dell’arbitro Domenico Celi. A quel punto c’è la “reazione” del francese: sorriso ironico nei confronti dell’arbitro, “vaffa” lanciato con la classica manina e volto rivolto dalla parte opposta al direttore di gara. Ovviamente Celi non si comporta come Rizzoli (sette giorni fa nei confronti di Totti ad Udine) e decide di mandare sotto la doccia Dabo. E proprio sulla disparità di trattamento Rossi non ha dubbi: «Sull’espulsione di Dabo le cose sono molto chiare: se Dabo ha detto qualcosa all’arbitro è giusto che sia stato espulso. Con l’episodio di Totti si è creato un precedente – ha aggiunto l’allenatore della Lazio - e poi da quel momento era prevedibile una tolleranza zero. È ovvio che non c’è unanimità di trattamento. Ci sono delle regole, ma evidentemente non valgono per tutti».
LA PRECISAZIONE - Inevitabile poi, da parte di Delio Rossi, una precisazione sulla questione “vaffa”: «Ovviamente tutto questo non c’entra nulla con l’infortunio di Totti al quale auguro una pronta guarigione perché rappresenta un patrimonio del nostro calcio. Le mie parole sull’uniformità di giudizio – ha chiosato il coach biancoceleste - sarebbero state le stesse con qualsiasi altro giocatore».

Francesco Tanilli