Delio Rossi disegna il momento Lazio (Lazionet Magazine)

di Gianluca La Penna

Dagli obiettivi biancocelesti, “Dobbiamo ancora salvarci”, all’arrivo degli americani a Roma, “benvenuti agli stranieri, purché abbiano un progetto per migliorare l’esistente”, passando per il futuro biancoceleste “Pandev e Behrami per quanto fatto sul campo e per la loro età dovrebbero restare”, Delio Rossi disegna il momento Lazio alla vigilia del match con il Catania. I convocati per la trasferta siciliana sono 19, a Roma restano Berni, Diakite, Firmani, Del Nero, Siviglia (squalificato), Baronio, Behrami, Vignaroli, Manfredini e Tuia. Dalle indicazioni emerse negli ultimi allenamenti, questa la probabile formazione che scenderà in campo domani: Ballotta in porta: difesa a 4 composta da De Silvestri e Zauri esterni bassi, Rozenhal e Cribari coppia centrale; mediana con Dabo, Ledesma e Mutarelli; Mauri dietro Rocchi e Pandev. Qualche chance di entrare dal primo minuto per Mudingayi e per Radu, laddove il tecnico riminese decidesse di schierare il rumeno accanto a Rozenhal (quasi impossibile) o a Cribari (probabile), ipotesi quest’ultima che sostanzialmente significherebbe la bocciatura definitiva del centrale prelevato a gennaio dal NewCastle; Bianchi partirà dalla panchina.

Mister Rossi, la formazione per domani è già fatta?

“Se la sapessi ve la direi, ma ho ancora diversi dubbi. Noi non siano salvi e paradossalmente giochiamo con una concorrente, in casa loro. Dobbiamo fare la partita come accaduto fin’ora. È stato un torneo con luci e ombre, ma negli occhi della gente restano le ultime prestazioni. Dobbiamo vedere di che pasta siamo fatti, queste partite hanno questo scopo”.

Fare troppo turnover, chiedo in generale, non rischia di minare la credibilità del campionato?

“E’ un discorso che non mi tocca perché non lo faccio. Comunque, in certi casi, come fai sbagli: il massimo sarebbe vincere sempre a prescindere da chi mandi in campo. Io schiero sempre la formazione più logica per ottenere il massimo risultato”.

Si parla già di mercato. Pandev e Behrami sono fondamentali per il progetto Lazio?

“Per come siano strutturati e per quanto fatto dovrebbe essere così. Entrambi hanno dimostrato di essere importanti e dalla loro hanno anche la carta anagrafica”.

Cosa porta l’arrivo di Zenga sulla panchina del Catania?

“Per valutare serve tempo, una scossa la dà nel breve ma per capire se è solo temperamentale o dura una o due settimane serve tempo. Nell’immediato la scelta del cambio tecnico paga, altrimenti non lo faresti a 5 turni dalla fine, saresti masochista. Zenga non lo conosco bene, mi sembra uno che abbia voglia, idee. Per fare esperienze all’estero in Romania, Emirati e Serbia ci vuole un po’ di pelo sullo stomaco, gli fa onore essersi rimesso in discussione”

Tredici esoneri in serie A: cosa ne pensa?

“Spesso si è umorali, altrimenti per certe scelte non vedo ragioni. Purtroppo è il risultato a fare la strategia, e non va dimenticato che per mantenere la categoria si fanno anche cose sconsiderate. Si richiamano gli allenatori già esonerati anche per risparmiare. Ripeto, se ti richiamo è perché nel breve fai leva sulla scossa, non ci sarebbe altro motivo altrimenti. In ogni caso per me non c’è ragione che determini un esonero di questo tipo”.

Ci sarà un clima e caldo a Catania, la squadra è pronta per una battaglia del genere?

“Se vuoi diventare grande devi assumerti le tue responsabilità, voglio vedere se siamo carne o pesce. La differenza spesso è di testa, va avanti chi è più forte mentalmente”.

Ballotta o Muslera?

“Gioca Marco. Muslera è giovane, il suo è un ruolo delicato, ha fatto la sua parte, era giusto rivederlo e adesso valuteremo il suo futuro con la società. Un portiere matura a 25 anni, più tardi rispetto ai suoi compagni. Muslera deve aver la possibilità di giocare con costanza e di sbagliare e se siamo in Coppa Italia è anche grazie a lui. E stato un po’ sfortunato, ma ha personalità: altri dopo Lazio-Milan si sarebbero fatti venire il dolorino. Va sostenuto, è un buon portiere”.

Si parlo dell’arrivo di investitori esteri nel calcio italiano.

“Il nostro sistema è strutturato nel dipendere dalle tv, totalmente diverso dagli altri paesi. Un investitore ha più senso all’estero, in Italia non siamo appetibili anche per la situazione politica. A volte in società magari cambia solo chi mette la firma perché ritenuto più solvibile, ma i debiti restano uguali. In ogni caso chiunque arrivi se migliora la situazione è il benvenuto, purché abbia un progetto”.

I tifosi della Lazio temono che con nuovi proprietari nella Roma il gap dai giallorossi potrebbe aumentare?

“Come investimenti c’è già dislivello. Investono in ingaggi 10 volte di più di noi e il divario potrebbe crescere. C’è anche il fattore stadio di proprietà che incide sul merchandising e le parterniship e il fattore politico ha meno incidenza all’estero”.

Facendo un passo indietro, ha qualche rimpianto rivedendo le immagini di Inter-Lazio?

“C’è un po’ di rammarico, se segni vinci la partita. Abbiamo giocato senza l’ottica del doppio confronto, ma noi non siamo cinici, è il nostro Dna. Mauri? Lo scorso anno ci ha fatto fare il salto di qualità, in questa stagione ha vissuto tra luci e ombre ma non va accantonato, io lo aiuto ma deve farlo anche lui. Credo che la Lazio debba valutare gli undici che non giocano, questa la differenza. Se disputi due o tre competizioni servono 20 giocatori che puoi ruotare completamente, oltre a 3/4 ragazzi di prospettiva: io lo penso così da quando alleno….”.

Il maggior rimpianto della stagione?

“Solo chi non opera non sbaglia. Le valutazioni si fanno a palla ferma, autoflagellarsi o esaltarsi dopo una partita è solo farsi del male. Serve un programma entro il quale agire, se la palla rotola devi solo pensare a giocare.

Sta seguendo Carrizo in Argentina?

“Non so cosa farà la società. Ho dato l’assenso al suo acquisto, quando lo vedrò questo portiere, ormai quasi un essere mitologico, potrà dare un giudizio”.