Per la Lazio il pareggio è d’oro (E Polis)

di Paolo Bonelli

Va bene così. Finisce a reti bianche tra Lazio e Inter e a sorridere (in prospettiva ritorno) sono i romani. Davanti a 5000 tifosi in trasferta, Rossi deve all’ultimo rinunciare al progetto di affrontare l’Inter con la formazione migliore possibile. Nonostante le indicazioni della vigilia, Rolando Bianchi non ce la fa, e il mister si trova costretto a fare a meno del tanto amato tridente. L’alternativa è un ritorno all’antico: Mauri si riprende il posto dietro alle punte, con buona pace dei tifosi, quest’anno rumorosamente scontenti del rendimento altalenante del centrocampista. La Lazio è comunque tonica e motivata e scende sul prato di San Siro con la convinzione di poter ripetere la prestazione dell’Olimpico in campionato, con i nerazzurri in sofferenza di fronte all’atletismo e alla vivacità di Rocchi e compagni. Nel primo tempo la differenza di obiettivi si fa sentire, con gli ospiti concentrati nella consapevolezza di poter raggiungere l’Europa soltanto attraverso la Coppa nazionale. L’Inter lascia, non sempre per scelta autonoma, il pallino del gioco in mano agli avversari, limitandosi ad agire di rimessa. Si staziona costantemente nella metà campo di Toldo, ed è proprio Stefano Mauri il più pericoloso dei suoi; ma la voglia di scacciare le critiche si tramuta in frenesia e scarsa lucidità. Tra gli uomini di Mancini, Suazo, per caratteristiche, è colui che ha le migliori occasioni per affacciarsi in terra nemica. L’ex Cagliari ha i razzi nei piedi, e con le ripartenze va a nozze - nulla però che riesca a far passare a Ballotta minuti di paura. I ritmi imposti dalla Lazio sono alti, e nella ripresa la fatica si fa sentire. Per forza di cose le squadre si allungano a tutto vantaggio dello spettacolo. La partita si fa frizzante, e le occasioni si moltiplicano. Mauri riesce, su punizione di Ledesma, a superare Toldo (che gli aveva negato un gol a tu per tu) su colpo di testa, ma il guardalinee annulla per un fuorigioco millimetrico ma esistente. Rocchi e Pandev spiegano al pubblico milanese che vuol dire “contropiede”, ma sotto porta manca l’ultimo tocco. Anche Mancini ha di che recriminare, con una traversa colpita da Burdisso. Finisce senza gol, con la Lazio che rimpiange qualche errore di troppo negli ultimi sedici metri, ma si può consolare aspettando il ritorno (il 7 maggio) partendo da un pareggio che sa di successo.