Lazio, si può fare (Il Messaggero)

di VINCENZO CERRACCHIO

MILANO - Rossi per la prima volta in carriera non perde nella San Siro interista. Ma la Lazio può rammaricarsi per aver troppo sprecato in un primo tempo dominato e per un gol annullato a Mauri nella ripresa per fuorigioco sulla traiettoria della punizione tagliata da Ledesma. E’ uno zero a zero che rimanda il verdetto sulla finalista di Coppa alla serata del 7 maggio. E allora bisognerà vedere se Mancini riproporrà l’Inter due mandata in campo ieri sera, battibile con un pizzico di determinazione in più. Già, perché a questa Lazio manca sempre uno spicciolo per fare bingo e l’occasione di segnare il famoso golletto in trasferta stavolta era ghiotta e avrebbe messo la partita di ritorno su un binario ben diverso.
Rocchi due volte contrato al cospetto di Toldo, prima da Materazzi, poi da Chivu, scivolate prodigiose e salvatutto. Mauri che si mangia un gol fatto, ciccando di testa una pennellata su punizione tesa di Ledesma. Toldo che ribatte col piede, in piedi come un portiere di calcetto, un’altra conclusione rasoterra a botta sicura del trequartista biancoceleste. Il tutto con Pandev a dispensare assist. Questo è il primo tempo, praticamente senza Inter. Non fosse per un tiro di Crespo, in combinazione con l’evanescente Suazo, che Ballotta respinge, i nerazzurri si direbbero completamente fuori partita. Il 4-4-2 manciniano è del resto un po’ cervellotico, un insieme di rimasugli: Maniche e Solari si confondono, Jimenez fa il centrocampista arretrato, Figo s’intravede a stento sul fronte destro fino alla sostituzione con il baby Bolzoni, per via di un dolore al polpaccio. Non c’è molto di capolista, insomma, troppo lungo l’elenco degli assenti: solo la difesa ha una parvenza di titolarità, sia pure con Burdisso a destra e Cesar a sinistra, che non spingono proprio come Maicon e Maxwell.
La partita, come si dice, la fa la Lazio, con lo sponsor Edileuropa sulle maglie, frutto di un nuovo accordo che comprende questa partita e le prossime di campionato. La fa con buon piglio ma senza invenzioni particolari, se non quelle descritte. Un lungo ruminare, con qualche momento arioso e impacci vari, soprattutto a sinistra dove Radu e Behrami sono a volte involuti nel palleggio, mentre Zauri, che ha vinto la folta concorrenza di destra, si fa vedere con maggior costanza. Un peccato che non ci sia Bianchi, perché Mauri (preferito, nel ballottaggio della trequarti a Meghni) sotto porta è ancora incerto, si porta dietro tutti gli stenti di stagione. Mancini sposta Jimenez più avanti nella ripresa, riducendo a tre il centrocampo, ora diretto dal capitano della Primavera Bolzoni, e chiedendo a Cesar avanzate più continue a sinistra. Al quarto d’ora Rossi risponde con Mutarelli per Behrami (problema agli adduttori della gamba sinistra), per cercare di mutarne l’inerzia, ora favorevole ai padroni di casa. Ballotta smanaccia in angolo un pericoloso cross di Jimenez, in crescita nel nuovo ruolo. Ma poi è Rocchi a mancare a porta libera, dopo un esaltante contropiede, l’invito al bacio di Pandev. A squadre allungate, i ribaltamenti sono più rapidi, anche se difetta la precisione: Crespo alza alle stelle da buona posizione. Materazzi calpesta Pandev senza che l’arbitro intervenga e il Rocchi laziale si prende un giallo per le giuste proteste. Insulti per il capitano interista da parte degli oltre duemila laziali al seguito: ed è l’unico momento di attrito fra le due curve gemellate. Poi due minuti di fuoco: l’assistente Strocchia pesca Mauri in fuorigioco sulla punizione di Ledesma schiacciata in rete; e Burdisso coglie di testa la traversa sulla replica interista (con Cambiasso appena subentrato a Solari e subito nel vivo dell’azione). In campo anche l’altro baby Siligardi e Manfredini per Dabo. E proprio su un tiro improvviso da sinistra del ragazzino nerazzurro, Ballotta deve compiere l’ultima parata a terra sulla linea di porta. Tutto rimandato al ritorno, bisognerà vedere che Inter sarà. E soprattutto ci vorrà una Lazio più cinica. Per la tanto agognata finale dell’Olimpico.