Lotito: Patto con Mezzaroma è presunzione Consob (Ansa)

L’esistenza di un patto parasociale tra il presidente della Lazio Claudio Lotito e l’architetto Roberto Mezzaroma si fonda su ”presunzioni che mancano dei caratteri della precisione, gravita’ e concordanza”. E’ una delle motivazioni che ha portato lo stesso Lotito a rivolgersi al Tar del Lazio per contestare la delibera con la quale il 30 gennaio scorso la Consob ha ritenuto di avere accertato l’esistenza di un ‘patto’ avente a oggetto ”l’acquisto di concerto di azioni ordinarie della SS Lazio spa, pari a circa il 14,61 per cento del capitale della societa”’. La Commissione per la borsa preciso’ inoltre che ”non essendo stata promossa l’offerta pubblica di acquisto entro il termine di 30 giorni dal superamento della soglia rilevante” era da applicare ”il divieto di esercizio del diritto di voto relativo alla partecipazione posseduta da Lotito a decorrere dal 6 luglio 2005 e fino alla data di alienazione della partecipazione eccedente il 30 per cento del capitale sociale della Ss Lazio, pari a 9.806.603 azioni, corrispondenti a circa il 14,48 per cento del capitale sociale”. Il ricorso e’ stato affidato alla I sezione del Tar; si attende adesso la fissazione dell’udienza di discussione. Sullo stesso argomento, anche Roberto Mezzaroma si e’ rivolto ai giudici amministrativi. Alla luce degli elementi citati a sostegno dell’esistenza del ‘patto parasociale’ tra Lotito e Mezzaroma (che, secondo la Consob, sarebbe risalente al 2005, quando Capitalia decise di dismettere la propria partecipazione azionaria) ”appare evidente - si legge nel ricorso proposto - come tale accertamento si fonda esclusivamente su presunzioni; ogni elemento indicato dalla Consob ha una lettura polivalente” e l’interpretazione fornita ”peraltro fondata su errori palesi, rappresenta solo una di quelle teoricamente possibili”. Per Lotito gli elementi indiziari assunti dalla Consob sono errati in punto di fatto, non univoci, non concordanti e in parte non gravi, ovvero irrilevanti. ”Manca, nella fattispecie - continua il ricorso - la prova materiale di una condotta concordata e realizzata in esecuzione di un accordo, anche verbale, finalizzato a far convergere le loro volonta’ nella conduzione della societa’ Lazio. Ognuno dei contraenti ha agito per realizzare interessi propri, e si e’ determinato in piena autonomia e liberta’; l’acquisto delle azioni Lazio da parte di Mezzaroma non ha visto in alcun modo partecipe Lotito”. Una ulteriore chiave, ovvero quella che la Consob ”dubita che mancava, all’epoca, un soggetto che poteva manifestare interesse all’acquisto delle azioni di Capitalia, per via della situazione economico/patrimoniale della Lazio”, secondo il Lotito e’ smentita dal fatto che ”la Consob non considera che la Lazio, anche se aveva imboccato la via della gestione economica corretta, nel senso di non spendere piu’ di quello che incassava, presentava pur sempre una situazione debitoria di oltre 500 milioni, di cui solo 150 con l’Erario per imposte pregresse non pagate. Il che non costituisce alcun incentivo per un eventuale compratore, che, nella specie, e’ rimasto inesistente”.