La testa altrove (Il Messaggero)
di ALESSANDRO ANGELONI
ROMA - Vincere col minimo sforzo, questo era l’obiettivo di Delio Rossi. Missione compiuta per il minimo sforzo. Quanto alla vittoria, i calcoli sono saltati. Lazio-Siena finisce 1-1, è decisa da due papere. Di Manninger (tiro di Mutarelli) da una parte, di Muslera (tiro di Loria) dall’altra. Gara bruttina, grigia nel suo complesso. Senza emozioni, tranne quando sul tabellone compare la segnalazione della la rete di Di Natale contro la Roma. Partita che la Lazio, tuttavia, stava per portare a termine, appunto, senza faticare più di tanto. Con otto titolari messi in ghiaccio e con in campo gente che finora s’era vista poco, quasi nulla.
Rossi sceglie Muslera, Vignaroli, Tare, Rozehnal e Baronio, manda in tribuna Bianchi, Ledesma e Pandev, in panchina Rocchi, Cribari, Dabo, Ballotta e inizialmente De Silvestri. Questo, perché mercoledì c’è l’Inter, e una semifinale di coppa Italia da giocare al Meazza impegna la testa e le gambe. E il Siena? Senza Bertotto e De Ceglie, viene a Roma per limitare i danni, senza troppe pretese. Per prendere il punticino che, con la sconfitta del Catania e del Torino diventa oro. E alla fine ci riesce. Senza troppi sforzi. Pure il Siena. La Lazio parte sotto ritmo, come se i giocatori non si trovassero tra loro in certi movimenti. Mauri davanti non ha Rocchi e Pandev, ma Tare e Vignaroli e non è proprio la stessa cosa. L’ex Udinese spesso non trova gli inserimenti giusti. Riesce a rendersi pericoloso spizzando una punizione avvelenata di Baronio, ma il pallone va sulla traversa. Nel frattempo, Rossi deve rivedere ulteriormente la formazione: la testa di Kolarov sbatte violentemente su quella di Kharja. Il serbo esce sanguinante, l’eroico marocchino resta in campo col capo fasciato. Entra De Silvestri che si va a mettere a destra e Zauri torna nel suo vecchio ruolo, quello di terzino sinistro. Baronio cerca di gestire i palloni, e in parte ci riesce, Mutarelli e Mudingayi provano a fare a spallate con Vergassola, Coppola e Galloppa. Dietro, i biancocelesti soffrono pochissimo, Rozehnal e Siviglia tengono a bada i vari Maccarone e Frick (nella ripresa, Locatelli). Gli uomini di Beretta si fanno vedere con un missile dell’attaccante del Liechtenstein, molto ben parato da Muslera, che così sembrava essere partito bene. Ma il bello (anzi, il brutto) verrà dopo. E la Lazio? Ci prova da lontano Mutarelli, poi anche Siviglia che gira in porta di testa un angolo di Baronio (Vergassola salva sulla linea), ma poi grosse occasioni non se ne vedono. Tare là davanti è bravino sul gioco di sponda, ma la porta non la vede proprio mai. La rete del vantaggio della Lazio è al minuto 46, quasi sul fischio dell’arbitro, il sig. Pinzani, tra l’altro niente male: decisivo il movimento e la giocata di Vignaroli, che in mezzo all’area difende bene il pallone che poi viene scaricato al centro da Mauri; la respinta fuori area di Rossi non è eccezionale, Mutarelli dal limite tira una sassata che Manninger si fa sfuggire dentro la porta. Vantaggio anche meritato. Può bastare, anche perché il Siena resta poca cosa, non reagisce. Così anche nella ripresa, quando entrano Locatelli e Riganò. Solo Maccarone prova a tenere in apprensione la difesa biancoceleste, tra l’altro ben protetta dal centrocampo, soprattutto da un Mudingayi in vena. Baronio sfiora il gol con un paio di punizioni che finiscono poco lontano dal palo, Vignaroli va al tiro sfruttando un errore di Rossettini. Tutto sembra filare liscio, come da programma: entrano Rocchi (Vignaroli non sta benissimo, chiede il cambio) e Meghni, ma la Lazio non chiude il match. Ed ecco il finale a sorpresa: Coppola trova il corridoio giusto per Loria che ci prova da una ventina di metri. Ma il gol in pratica è di Muslera, che non si allunga e si addormenta sul pallone innocuo del difensore. Rossi ora può pensare all’Inter, con un punto in più in classifica e una salvezza ormai accertata. Contento lui.